Cari proprietari oggi voglio affrontare un argomento molto comune e cioè la sterilizzazione della gatta. Cercherò di analizzare l’argomento sotto tutti i suoi aspetti rispondendo alle domande che mi ponete con maggiore frequenza.

Perché sterilizzare la gatta?

La sterilizzazione della gatta si rende praticamente obbligatoria per svariati motivi:

  • le manifestazioni del calore nella gatta sono nella maggior parte dei casi insopportabili per un proprietario, la poverina miagola di continuo, si struscia su qualsiasi cosa, mangia meno e manifesta una grande agitazione. Il calore nella gatta, a differenza della cagna, non si manifesta due volte l’anno ma se non si può accoppiare avviene continuamente con pause di qualche giorno tra un calore e l’altro, diventa quindi davvero insostenibile.
  • Nel caso abbia accesso all’esterno resterà gravida e farà una cucciolata all’incirca due volte all’anno.
  • Con l’accoppiamento inoltre rischia di contrarre malattie infettive come FIV e FeLV.
  • Prevenzione patologie dell’apparato riproduttivo.

Quali sono i pro e i contro nel sterilizzare una gatta?

Quando si parla di sterilizzazione della gatta i contro non vengono mai tenuti in considerazione in quanto non ce ne sono ne di evidenti ne rilevanti considerando che i pro sono tanti ma anche indispensabili. E’ indispensabile infatti evitare il proliferare di randagi e colonie feline, è indispensabile evitare che la gatta mostri continuo malessere nelle manifestazioni comportamentali del calore, ed è infine importante proteggerla dalle malattie infettive sessualmente trasmissibili.

sterilizzazione della gatta

Quando sterilizzare la gatta? Prima o dopo il primo calore?

Per evitare l’inconveniente di farla andare in calore la maggior parte dei proprietari (in accordo con i veterinari) decidono di sterilizzare la gatta prima del primo calore e cioè all’età di 6 mesi circa. Qualche gattina purtroppo anticipa questa data andando in calore a 5 mesi ma sono eccezioni. L’età per sterilizzare una gatta sembra quindi di 6-7 mesi, come giusto compromesso, onde evitare di fare un’intervento chirurgico in una gatta di dimensioni ancora molto ridotte. Non è sbagliato comunque aspettare il primo calore se siete coscienti di quello che vi toccherà sopportare. Lo sviluppo sessuale ha sicuramente dei benefici legati alla maturazione completa sia fisica che cognitiva.

La sterilizzazione di una gatta in calore si può fare?

Vi tranquillizzo subito, si. Nel caso la vostra gattina vi colga di sorpresa andando in calore prima di esservi messi d’accordo con il vostro veterinario per la sterilizzazione e stiate letteralmente impazzendo nel sopportare le sue manifestazioni comportamentali potrete procedere con una “sterilizzazione d’urgenza”. Sembra assurdo legare la parola urgenza a una sterilizzazione ma provate a passare una notte con una gtta in calore chiusa in casa e vi renderete conto cosa intendo.

Quali sono i rischi di sterilizzare una gatta in calore?

Alcuni chirurghi poco esperti possono rifiutarsi di sterilizzare la gatta in calore perché l’irrorazione delle ovaie aumenta molto rendendo più complesso l’intervento. Questo non vuol dire che sia impossibile ma sappiate che il taglio cutaneo potrebbe essere un po’ più lungo e l’intervento durare un po’ di più. Niente di cui preoccuparsi comunque. Ovviamente sarebbe preferibile effettuare l’intervento non in calore ma non sempre è possibile e quindi ci si adatta.

 

 

E’ possibile sterilizzare una gatta incinta?

Anche in questo caso la risposta è affermativa. Capita spesso di sterilizzare gatte incinta senza neanche saperlo e scoprendolo solo una volta aperto l’addome. Vale lo stesso discorso che vi facevo per la sterilizzazione in calore, intervento più complesso ma non impossibile. In caso di gravidanza verrano asportate sia le ovaie che l’utero ovviamente. Stiamo parlando degli stadi iniziali della gravidanza in cui non ci sono segni evidenti che lo lascino pensare. In caso contrario si parla di aborto e risulta poco etico e poco piacevole farlo. Se un veterinario si accorge che la gatta sta portando avanti una gravidanza potrebbe rifiutarsi di praticare la sterilizzazione per motivi etici. Personalmente ho assistito a diversi aborti a fine gravidanza (lavorando con le oasi o i gattili sei praticamente costretta) e non c’è niente di più odioso che porre fine a delle piccole vite .

Quando si può sterilizzare la gatta dopo il parto?

La gatta può tornare in calore e accoppiarsi prima ancora di aver svezzato del tutto la cucciolata quindi già un mese dopo il parto è consigliabile fare la sterilizzazione onde evitare di ritrovarsi al punto di partenza.

sterilizzazione della gatta

In cosa consiste l’intervento di sterilizzazione della gatta? Ci sono metodi diversi?

L’intervento chirurgico di sterilizzazione nella gatta prevede l’apertura dell’addome attraverso un piccolo taglietto (di un paio di cm) e l’asportazione di entrambe le ovaie. L’intervento prende il nome di ovariectomia se vengono asportate solo le ovaie. Alcuni chirurghi (soprattutto della vecchia scuola) effettuano ancora l’intervento che prevede l’asportazione dell’utero ma è del tutto inutile e ormai non si fa più. Nel caso si asporti anche l’utero si parla di ovaristerectomia.

Perché è meglio l’ovariectomia rispetto l’ovaristerectomia?

Premesso che un chirurgo può decidere di effettuare la tecnica a lui più congeniale, l’ovariectomia è più rapida, si fa un taglio più corto e è molto meno dolorosa. L’utero è un organo che una volta tolte le ovaie, senza stimolo ormonale, va in regressione e si atrofizza rendendo del tutto inutile la sua asportazione.

E’ possibile fare la sterilizzazione della gatta in laparoscopia?

Per essere possibile è possibile ma nella gatta ( a differenza della cagna dove la tecnica laparoscopica ha chiari vantaggi) non ha quasi nessun significato visto che la laparoscopia si fa al fine di avere solo due taglietti piccoli e meno dolore. Nell’intervento ad addome aperto della gatta il taglietto è solo uno e molto piccolo e il dolore veramente minimo (anche se ovviamente dipende dal tipo di anestesia e analgesia effettuata). Inoltre la durata dell’intervento in laparoscopia è di circa 30 minuti mentre un bravo chirurgo a sterilizzare una gatta con il metodo tradizionale ci può mettere anche solo 15 minuti. I vantaggi della laparoscopia vengono quasi del tutto persi e non sono giustificabili a fronte di un costo nettamente più elevato. Ovviamente questo è il mio parere personale da anestesista, probabilmente troverete qualcuno che vorrà convincervi del contrario.

 

 

Quanto dura l’intervento di sterilizzazione nella gatta?

Ho avuto l’onore di lavorare con tantissimi chirurghi in tutti questi anni e la sterilizzazione della gatta è uno di quegli interventi in cui si cronometrano maggiormente per capire quanto sono veloci. La differenza da un chirurgo all’altro può essere tanta in base all’esperienza. Il record a cui ho assistito personalmente è di 10 minuti. Ma senza arrivare a questi livelli un tempo medio si aggira sui 15-20 minuti. I principianti si attestano sui 30-40 minuti. La durata dell’intervento è solo uno dei parametri e non è così importante. E’ più importante la precisione, l’anestesia, e i materiali utilizzati.

Quanto tempo deve stare a digiuno la gatta prima e dopo la sterilizzazione?

Di regola per qualsiasi intervento si fa osservare un digiuno di cibo dalla mezzanotte e l’acqua si lascia a disposizione fino alla mattina dell’intervento. Nel post operatorio la gatta potrà mangiare alla sera quando tornerà a casa, sempre se ne avrà voglia. Seguite comunque le indicazioni del vostro veterinario.

Cosa sono i punti riassorbibili? Potete richiederli nella sterilizzazione della vostra gatta?

I punti riassorbibili sono punti che invece di essere tolti dal veterinario 10 giorni dopo l’intervento vengono lasciati e si staccheranno da soli con il tempo. I punti riassorbibili possono essere indicati nelle gatte selvatiche, randagie o difficilmente manipolabili.

La sutura intradermica è la stessa cosa dei punti riassorbibili?

Non esattamente, la sutura intradermica si effettua con un filo da sutura riassorbibile ma i punti vengono dati in modo da non essere visibili all’esterno. Praticamente la ferita risulta quasi invisibile. Io la consiglio sempre nella sterilizzazione della gatta perché è molto più confortevole, si può evitare l’utilizzo del collare d’elisabetta (non ci sono punti esterni che la gatta si può strappare con i denti) e non devono essere rimossi quindi non è necessario riportarla dal veterinario.

sterilizzazione della gatta

Questa è la mia gattina Dory durante la sterilizzazione. Come vedete ha tutti i monitoraggi del caso.

Come sarà la convalescenza dopo la sterilizzazione?

La convalescenza è praticamente nulla. La micia deve esservi riconsegnata perfettamente sveglia. Potrebbe restare un po’ più tranquilla fino a sera. Se si lecca la ferita sarà obbligatorio il collare d’elisabetta. L’unica raccomandazione che viene data è quella di non farla avvicinare a finestre aperte o terrazzi fino al giorno dopo perché potrebbe avere qualche difficoltà a saltare, mantenere l’equilibrio e percepire le distanze con il rischio di volare di sotto!

I tempi di recupero nel post operatorio della sterilizzazione della gatta sono quindi immediati?

Assolutamente si, con le moderne tecniche anestesiologiche non è più accettabile avere un paziente che a casa sia ancora addormentato o addolorato. Se la chirurgia viene fatta rispettando la sterilità non è necessario neanche l’antibiotico nei giorni seguenti (viene fatta una sola dose intraoperatoria) e l’unico farmaco di cui potrebbe necessitare è un antinfiammatorio il giorno dopo (soprattutto se è stato asportato anche l’utero o il taglio è più lungo perché era gravida).

 

 

Quali complicazioni possono esserci nel post operatorio della sterilizzazione?

Come tutti gli interventi possono esserci alcune complicazioni post operatorie che possono essere legate all’imperizia del chirurgo, del proprietario o semplicemente alla sfortuna. Le più frequenti sono:

  • Infezione della ferita (si osserva una ferita gonfia e umida),
  • Cicatrizzazione tardiva,
  • Strappamento dei punti da parte della gatta,
  • Sventramento,
  • Ernia addominale,
  • Sedazione prolungata o dolore.

Dopo quanto tempo può uscire dopo la sterilizzazione?

Se la vostra gatta esce è meglio che chiediate una sutura intradermica in modo da evitare l’utilizzo del collare d’elisabetta e permetterle di uscire molto presto. Questa è prassi comune nelle gatte randagie o selvatiche che vengono catturate, sterilizzate e rimesse in libertà. Prima di farla uscire è consigliabile aspettare comunque 12-24 ore (in base a quanto veloce è il recupero della normalità) per valutare che riprenda a mangiare, bere e che abbia smaltito del tutto gli effetti dei farmaci.

sterilizzazione della gatta

Quanto costa la sterilizzazione della gatta? C’è la possibilità di fare una sterilizzazione della gatta gratis?

Purtroppo questo sembra nella maggior parte dei casi il problema più importante. I proprietari fanno a gara a chi spende meno o a trovare escamotage per sterilizzarla gratuitamente fingendo di aver trovato una randagia e usufruire dei servizi asl. Voglio farvi riflettere come ho già fatto per la sterilizzazione della cagna che il prezzo riflette (nella maggior parte dei casi) il servizio reso. Ecco che sterilizzare una gatta su un tavolo della cucina con un potente sedativo in muscolo, nessun monitoraggio, nessuna sterilità, senza ossigeno, antibiotico e anlagesico può costare anche solo 50 euro. Se invece volete una sterilizzazione fatta in sicurezza con chirurgo esperto, anestesista, monitoraggi, ossigeno, analgesia, antibiotico, massima sterilità ecco che 250 euro sono pure pochi. Quindi a voi la scelta…esistono tantissime sfumature tra i due estremi ma ricordate che la ricerca del sottocosto in medicina è un’arma a doppio taglio.

La sterilizzazione di una gatta randagia (realmente randagia) è di competenza asl?

Tutti gli animali sul territorio senza proprietario sono di competenza comunale quindi provvederà alla sterilizzazione la asl o i gattili convenzionati. Non è detto però poi che la gatta dopo la cattura venga immessa sul territorio. Ogni comune ha le sue regole al riguardo.

 

 

Cari proprietari spero di avervi detto tutto e soprattutto di avervi chiarito le idee invece che confonderle ulteriormente! Se l’articolo vi è piaciuto ricordatevi di condividerlo!

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