Cari proprietari oggi ho il piacere di avere come ospite su Amica Veterinaria  per affrontare il tema randagismo la fondatrice e presidentessa dell’associazione “Save the Dogs and other Animals”, Sara Turetta.

 

Sara Turetta

 

Sara è stata la prima animalista ad essere stata insignita del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia” dal presidente della Repubblica per il suo impegno nel sociale.

Sara dal 2001 sta affrontando concretamente l’emergenza randagismo in Romania e il progetto si sta avviando anche nel sud Italia.

Ciao Sara e benvenuta su Amica Veterinaria, sono venuta a conoscenza della tua associazione attraverso il libro di Salvatore Cappai “Noi possiamo Entrare!” e mi sono resa conto di quanto fosse importante riflettere sul tema “ randagismo in Italia”!

randagismo

L’associazione che ha fondato Sara Turetta per arginare il fenomeno del randagismo.

 

Innanzitutto che cos’è il randagismo per te? Cosa ti ha spinto a incentrare la tua vita lavorativa su questo problema?

La prima volta che mi trovai faccia a faccia con il fenomeno fu nel 1995, durante un viaggio in moto in Sicilia. Fu uno shock vedere la sofferenza di centinaia cani e gatti abbandonati, divorati dalle zecche e alla ricerca disperata di cibo. Poi, nel 2001, sono venuta a sapere del dramma dei randagi in Romania e del massacro senza regole che li vedeva vittime. Sono andata lì per portare degli aiuti e non ho potuto tornare alla mia vita come se nulla fosse stato. Ho lasciato il mio lavoro e mi sono trasferita li, facendo nascere da zero Save the Dogs e tutti i progetti che poi ne sono scaturiti.
Non c’è nulla di più bello che poter trasformare una grande passione in un lavoro, e mi ritengo una privilegiata, seppure la fatica sia tanta.

 

 

Esistono delle sovrapposizioni fra la situazione del randagismo Rumeno e Italiano?

Si, per il semplice motivo che il randagismo è fatto ovunque nel mondo dagli stessi “ingredienti”: livello culturale basso della popolazione; proprietari che non si assumono la responsabilità del controllo delle nascite del proprio cane e che spesso lo lasciano girovagare senza controllo; disimpegno delle autorità e mancanza di investimenti per contrastare il fenomeno e diffondere buone pratiche tra i padroni; corruzione diffusa, che spesso trasforma il randagismo in business, sia esso fondato sulle uccisioni (come in Romania, Spagna e altrove) o sulla prigionia a vita in un canile (come nel nostro sud).  I numeri possono cambiare, e in Romania sono davvero enormi, ma le dinamiche del fenomeno sono identiche, in Europa come in Asia o in Sud America.

Come è oggi la situazione del randagismo in Italia? Cosa fanno le istituzioni?

C’è un gap enorme tra nord e sud, inutile nasconderlo. Perché la cultura del pet, dell’animale da compagnia, è più diffusa al nord e meno al sud, dove il cane è visto come un animale che può anche vivere fuori dal contesto domestico e dove le resistenze alla sterilizzazione sono più forti.

 

 

Perché queste enormi differenze fra Nord e Sud? Il randagismo è solo un fatto culturale? 

Il gap è legato anche al diverso impegno delle istituzioni: al nord le regole per le gestioni dei canili sono diventate sempre più severe e hanno imposto dimensioni inferiori e la presenza del volontariato. Al sud tutto ciò non avviene, ci sono canili con 1.000 cani (una follia….) dove i volontari non hanno accesso, e i comuni e le ASL si disinteressano totalmente del problema. Poi esistono situazioni virtuose, come le ASL 1 e 2 di Napoli che sui randagi fanno un lavoro enorme, o piccoli comuni che promuovono il chip gratuito e finanziano sterilizzazioni per le famiglie poco abbienti. Ma tutto è lasciato alla buona volontà dei singoli, e non può essere così: serve un sistema uniforme, armonioso, non esperienze positive isolate. Dopodiché la situazione varia da regione a regione, e se i problemi maggiori di randagismo sono sicuramente in Sicilia, la Puglia ha il record di cani rinchiusi nelle strutture (oltre 20.000 secondo il rapporto LAV 2018). Una tragedia.

Si parla tanto di adottare cani dal canile ma lavorare solo sulle adozioni non è come voler svuotare con un secchio una barca che affonda?

Si, temo di si. Da un alto le adozioni sono fondamentali e bisogna assolutamente promuovere una cultura dell’adozione, che in un paese civile dovrebbe prevalere su quella dell’acquisto del “cane accessorio” o “cane status symbol”. Ma tutti gli sforzi delle associazioni continuano a concentrarsi a valle del problema, e non a monte. Per questo Save the Dogs, l’associazione che ho fondato, vuole disseminare il Sud Italia progetti di sterilizzazione gratuita, a beneficio dei padroni ma anche dei tanti volontari e attivisti che non hanno risorse sufficienti.

 

 

Partendo da questa situazione cosa dice la legge italiana sul randagismo e come bisognerebbe migliorarla?

La legge italiana risale al 1991 e sarebbe tempo di rivederla e di migliorarla.
Molte Regioni del nord nel frattempo hanno rivisto i propri regolamenti e fatto passi da gigante, mentre al sud è tutto fermo, nonostante gli annunci fatti sui media.

A chi dice che la sterilizzazione ha dei costi elevati cosa rispondi? Lo Stato si occupa in parte delle sterilizzazioni nei canili ma con i privati cittadini che fare? 

Ritengo sia indispensabile vietare la nascita di cucciolate all’interno delle case e che le ASL dovrebbero avere le risorse per sterilizzare a prezzo calmierato i cani di proprietà. In alternativa andrebbero avviate collaborazioni con i veterinari liberi professionisti, affinché possano applicare sconti significativi con una compensazione da parte delle ASL che non avessero le risorse umane per far fronte a questa attività.

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Il nuovo ospedale fondato in Romania dall’ associazione di Sara.

 

Sono assolutamente d’accordo con te sul tema “controllo delle nascite”! I privati si dovrebbero responsabilizzare per ridurre il randagismo?

Se non si vietano le “cucciolate fai da te”, non se ne esce: possiamo aspettare altri 50 anni prima che la mentalità di certe zone evolva, e non possiamo davvero permettercelo.
Inoltre bisognerebbe impedire la vendita di cani nelle fiere, nei mercati e nei negozi, disincentivare gli acquisti e sensibilizzare i cittadini sulla presenza dei canili e sui costi enormi che essi rappresentano per la collettività, oltre ad essere luoghi di sofferenza per i nostri amati cani. L’obbligo di sterilizzare i cani di proprietà andrebbe mantenuto fino a quando la situazione non si normalizza e il numero dei cani chiusi nei canili non diminuisce in modo sensibile (ad oggi, secondo il rapporto LAV, sono 114.000, ma se pensiamo ai rifugi privati e non schedati da questo rapporto, arriviamo probabilmente a cifre ancora maggiori).

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La Dott.ssa Angela Valenti, presidente del partner italiano di Save the Dogs, Associazione Animalista Oreste Zevola (Napoli)

A chi vuole fare una cucciolata “fai da te” senza averne le competenze cosa rispondi? Ha senso riprodurre dei meticci che vanno ad alimentare il randagismo?

E’ un atto irresponsabile. Abbiamo l’obbligo di informarci prima di fare qualcosa che avrà un impatto sulla comunità in cui viviamo. Dobbiamo approfondire, visitare un paio di canili e parlare con le associazioni per conoscere le problematiche del sovrappopolamento; dobbiamo renderci conto che quei cuccioli a loro volta daranno vita con ogni probabilità a nuove generazioni di cani che – se anche venissero mai adottati – toglieranno una famiglia ai tanti disperati che languono in canile. E questo senza volgere lo sguardo fuori dai confini nazionali, in quei paesi dove decine di migliaia di cuccioli (si, di cuccioli!) vengono uccisi perché non si sa cosa farne. Far nascere nuove vite è semplicemente assurdo.
Una volta che il quadro è chiaro, e oggi non è difficile informarsi, l’unica cosa giusta da fare è NON FAR RIPRODURRE IL PROPRIO CANE!

Un nostro capriccio non dovrebbe mai causare sofferenze, invece la cucciolata “fai da te” è proprio questo: un capriccio, che non rende più felice il nostro cane e ne condanna all’infelicità molti altri.

 

 

Le adozioni a man bassa e la movimentazione degli animali da sud a nord gestite da volontari senza criteri sanitari ha fatto si che la Leishmaniosi si diffondesse a macchia d’olio….come dovrebbero essere gestite le adozioni?

Le adozioni devono essere responsabili. I trasporti devono svolgersi nella legalità e gli animali non devono partire se hanno patologie che possono danneggiare comunità di animali immuni da quelle malattie. I cani dovrebbero essere sterilizzati e vaccinati, e se hanno problemi di salute di altro genere, le famiglie devono saperlo. Dopodiché ritengo giusto chiedere un contributo alle famiglie adottive perché io, associazione, affido un cane con una situazione sanitaria chiara, perché tutto questo ha un costo e non è giusto che se ne faccia carico interamente l’associazione. Ovviamente il contributo deve essere tracciato e dichiarato, non sparire nelle tasche o sulle postepay di qualcuno.

Esistono migliaia di associazioni di volontari che combattono il randagismo…ma non sarebbe meglio lavorare tutti insieme con delle linee guida uguali per tutti?

Credo che questa sia la cosa più difficile del mondo. Ci sono lotte fratricide e competizioni spietate. Penso che invece dovremmo fare rete, pur nella diversità di vedute su alcune tematiche, ma la forza sta nell’unirsi e nel diffondere buone pratiche, isolando i farabutti e creando linee guida sui temi che ci accomunano. Chissà, forse un giorno Save the Dogs riuscirà ad avviare questo processo…Io me lo auguro, ma siamo ancora lontani purtroppo dall’arrivarci. Le esperienze migliori in questo senso le ho viste in Inghilterra, dove questa rete è già una realtà.

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Il progetto di sterilizzazione italiano.

Parlami del tuo progetto Italiano contro il randagismo che verte sulle sterilizzazioni ai privati…

Non Uno Di Troppo è appena partito e speriamo che col tempo diventi un’onda che travolte le regioni del sud. Abbiamo creato un “fondo” attraverso il quale finanzieremo sterilizzazioni di cani (e in alcuni casi di gatti) di proprietà o vaganti, a seconda delle zone. In alcuni territori stiamo attivando accordi direttamente con veterinari di fiducia, dando modo a piccoli gruppi locali e volontari di accedere alle sterilizzazioni gratuite. Nella periferia ovest di Napoli, dove è partito il primo progetto, facciamo qualcosa di ancora diverso: diamo risorse ad una splendida associazione locale affinché possa incrementare le sterilizzazioni ma allo stesso tempo possa avvalersi di un giovane veterinario praticante, di un istruttore cinofilo per il canile dove opera e di altri strumenti che la rendano più strutturata ed efficiente. I volontari dell’associazione Oreste Zevola sono guidati da due veterinari che operano in un contesto difficilissimo con instancabile passione. La speranza è quella di creare una rete di realtà virtuose del sud, diffondendo buone pratiche e premiando esperienze trasparenti e serie, facendole crescere.

 

Immagino che avrai avuto contro molti veterinari che pensano che la vostra associazione gli “rubi i clienti” giusto?

Non ancora. Forse è troppo presto. In realtà ritengo che le fasce della popolazione a cui ci rivolgiamo non siano comunque clienti di nessun veterinario, per mancanza di potere d’acquisto e di cultura. Quindi sarebbero obiezioni strumentali e prive di senso. Dopodiché, collaborando anche con cliniche veterinarie che ci faranno tariffe agevolate, speriamo di limitare questo tipo di contrarietà.

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Sara e la sua missione.

Quindi, riassumendo, per arginare il randagismo in Italia cosa serve per il futuro?

  • Campagne di sensibilizzazione massicce sull’importanza della sterilizzazione (quelle sull’abbandono hanno davvero stancato e lasciano il tempo che trovano),
  • piani educativi nelle scuole sulla detenzione responsabile di cani e gatti,
  • obbligo di sterilizzare (o in alternativa divieto tassativo di far riprodurre) i propri animali,
  • divieto di vendita se non tramite allevatori riconosciuti e controllati,
  • applicazione dell’anagrafe canina con multe salate per chi non iscrive il proprio cane.

 Tutte queste azioni, insieme, possono farci fare passi avanti enormi. Ma serve la volontà politica e la consapevolezza dei nostri governanti che il randagismo ha costi enormi, sia di tipo economico che di tipo sociale.
E questo –in un paese civile –  non dovrebbe lasciarli indifferenti.

 

Per chi volesse capire il contesto sociale in cui opera l’associazione Save the dog and other animals” in Romania  vi linko qui l’intervista di Sara alla trasmissione GEO del 22/1/2019:

 

Bhè…che dire di più! Sei stata chiara e gentilissima! Grazie infinite  Sara da parte mia e di tutti i followers di Amica Veterinaria per queste preziose informazioni!

Che ne dite proprietari vi ha fatto riflettere? Mi raccomando condividete! Restate connessi con Amica Veterinaria per non perdervi i prossimi approfondimenti!

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