
Cari proprietari tutte le estati ci troviamo di fronte a un caso di cronaca in cui un cane muore in vacanza perchè non si è trovato in tempo un veterinario. E tutte le volte le persone scoprono con stupore che il servizio veterinario H24 non è presente ovunque in Italia, soprattutto manca nelle zone di villeggiatura. Così partono i commenti indignati sotto i post, la gogna mediatica del veterinario e ragionamenti assurdi che mi ritrovo tutte le volte a dover smentire. Ma la domanda è: perchè i pronto soccorsi veterinari H24 in Italia stanno chiudendo?
Cosa dicono le persone quando accadono questi fatti di cronaca?
Tutte le volte lo stesso racconto, estate, luogo di villeggiatura, il cane improvvisamente sta male, malissimo, il proprietario cerca un pronto soccorso H24 e niente. Non c’è nessun veterinario raggiungibile! Il cane muore. Notizia di cronaca sul giornale e partono questi commenti:
- è uno scandalo che non ci sia un veterinario reperibile;
- i veterinari lavorano solo per soldi e non per amore, la maggior parte sono dei ladri;
- da denuncia!
- Serve un sistema sanitario nazionale per cani e gatti.
E ovviamente molti altri molto più aggressivi.
Perchè il servizio veterinario per cani e gatti non è garantito?
In Italia, l’assistenza veterinaria per gli animali da compagnia non è garantita come diritto fondamentale o servizio pubblico essenziale. Mentre la sanità umana è tutelata dall’Articolo 32 della Costituzione ed erogata tramite il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la veterinaria pubblica risponde a logiche e priorità completamente diverse.
Il ruolo della Sanità Pubblica (ASL)
La veterinaria pubblica afferente alle ASL (i Servizi Veterinari del SSN) esiste e funziona, ma la legge assegna loro compiti legati prevalentemente alla salute pubblica umana e al controllo delle zoonosi, non alla cura degli animali di proprietà:
Monitoraggio delle malattie trasmissibili all’uomo o al bestiame (rabbia, leishmaniosi, peste suina, ecc.).
Igiene degli alimenti
Randagismo e benessere animale
La legge non prevede in alcun modo che il servizio pubblico si faccia carico della diagnosi, della chirurgia o della cura di un cane o un gatto di proprietà.
Gli animali da compagnia nel sistema fiscale sono beni di lusso
Dal punto di vista fiscale e normativo, cani e gatti non rientrano nelle prestazioni sanitarie essenziali (LEA – Livelli Essenziali di Assistenza):
IVA al 22%: Le prestazioni veterinarie private non sono considerate “servizi sanitari primari” (come la medicina umana, esente IVA), ma sono tassate con l’aliquota ordinaria massima del 22%, esattamente come la vendita di un bene di lusso.
Detraibilità irrisoria: La detrazione fiscale per le spese veterinarie sostenute dai privati ha tetti massimi molto bassi.

La sanità veterinaria per cani e gatti è e resterà privata:
Diventa evidente che di fronte a un sistema sanitario nazionale che anche per noi umani è praticamente al collasso diventa utopistico pensare di investire risorse economiche (le nostre tasse) in un sistema sanitario pubblico per animali che sono visti dallo stesso Stato come beni di lusso. Quindi va da sè che:
L’assistenza sanitaria per cani e gatti si fonda al 100% sulla libera professione e sull’imprenditoria privata e il costo è interamente a carico del proprietario.
A differenza dei paesi anglosassoni o del Nord Europa (dove la maggior parte dei proprietari stipula polizze sanitarie private che coprono urgenze e ricoveri), in Italia le assicurazioni sanitarie per animali domestici sono ancora poco diffuse, lasciando la gestione economica interamente alla disponibilità economica immediata dei proprietari.
Il problema di garantire il servizio di pronto soccorso veterinario H24:
Quando il proprietario si trova di fronte a un’emergenza notturna o festiva, si aspetta di trovare un servizio di Pronto Soccorso paragonabile a quello ospedaliero umano. Tuttavia, la struttura privata che eroga quel servizio H24 deve sostenere costi enormi (personale, turnazione, attrezzature, utenze) interamente a proprie spese e tramite le proprie entrate tariffarie, senza alcun sussidio o convenzione statale. Inoltre non c’è nessun obbligo per una clinica di essere aperta anche di notte e nei festivi. Ogni clinica, essendo a tutti gli effetti un attività privata, investe le risorse economiche e lavorative come meglio crede.
Ma perchè in Italia a pronto soccorsi veterinari H24 non riescono a restare aperti?
Ci sono vari aspetti da chiarire sulle cause.
Principalmente la chiusura dei servizi di Pronto Soccorso veterinario dipende dalla cronica carenza di professionisti disposti a coprire i turni notturni e festivi. Questo però non dipende, come spesso erroneamente si pensa, dalla carenza di laureati in Medicina Veterinaria. L’Italia, infatti, vanta uno dei rapporti tra veterinari e popolazione più alti d’Europa (oltre 33.000 iscritti all’ordine).
Il problema quindi non è quantitativo, ma qualitativo e strutturale.

L’Analisi Sociologica: Cosa sta succedendo?
I sociologi del lavoro e gli organismi di categoria (FNOVI e ANMVI) spiegano questo fenomeno attraverso una profonda trasformazione culturale del settore:
- Il fenomeno del “Burnout” e il Work-Life Balance: Per decenni la veterinaria è stata vissuta come una “vocazione totalizzante”. Fino ai primi anni 2000 tutta la medicina veterinaria si basava sulla perenne disponibilità e reperibilità dei veterinari che lavoravano perlopiù come veri liberi professionisti, per se stessi e i propri clienti. Con l’avvento delle cliniche le nuove generazioni di veterinari si sono trovati a lavorare come false partite iva per i clienti degli altri. Molti quindi rifiutano turni massacranti da 60-70 ore settimanali, ritmi notturni continui, paghe ridotte imposte dall’alto e l’impossibilità di conciliare la vita privata con il lavoro.
- Femminilizzazione della professione: Oltre il 60-70% dei nuovi laureati e circa il 50% degli iscritti totali sono donne. In assenza di tutele adeguate per la maternità nel settore privato delle libere professioni e di orari flessibili, il lavoro notturno e d’urgenza risulta spesso insostenibile e incompatibile con i carichi familiari. Considerando anche la paga molto bassa, le giovani veterinarie che si trovano a fare un figlio userebbero la quasi totalità del loro compenso per pagare la babysitter. A quel punto meglio restare a casa. Molte, in questa fase, rinunciano alla professione, per poi, se riescono, riprenderla in seguito.
- Pressione emotiva: L’urgenza e il pronto soccorso mettono il veterinario a contatto diretto con proprietari in stato di forte stress emotivo, casi clinici drammatici e, sempre più frequentemente, fenomeni di contestazione dei prezzi, aggressioni verbali e hate speech sui social.
- Le false partita iva: Tutti i veterinari in Italia operano come liberi professionisti a partita IVA, questo va bene dal momento che sei un vero freelance, con i propri clienti e che decide per se stesso, ma se devi sottostare a regole, turni, gerarchie senza adeguate coperture per malattia, ferie o straordinari notturni ecco che sei una falsa partita iva. Senza contratto da dipendente non c’è nessun legame con il datore di lavoro. Il turnista può essere lasciato a casa da un giorno all’altro, senza nessun preavviso, ma al contempo, lui stesso può decidere di smettere di lavorare improvvisamente lasciando nei guai la struttura che non riesce a coprire più i turni in emergenza, di notte e nei festivi, soprattutto in Agosto.
Considerazioni mie personali:
Preciso che è il mio punto di vista e non ho dati statisti alla mano ma se vi volete fidare anche solo un pochino di ciò che ho visto nei miei ventanni di professione esistono altri motivi per cui i giovani scappano dal pronto soccorso veterinario:
- Dilettanti allo sbaraglio: In Italia un’usanza del tutto discutibile è quella di gettare i neolaureati direttamente nella fossa dei leoni, e cioè in pronto soccorso, da soli, ad affrontare emergenze e proprietari disperati. Ovviamente non è così dappertutto, in alcuni posti esiste un sacrosanto affiancamento con un collega d’esperienza o turni coperti contemporaneamente da più medici. Nelle realtà però in cui questo ancora acccade, è facilmete comprensibile che il giovane collega inesperto possa commettere errori e restare lui stesso traumetizzato tanto da voler abbandonare il più in fretta possibile il mondo del pronto soccorso.
- Formazione su come si parla ai clienti: di pari passo al punto precedente va la totale assenza di un’adeguata formazione di come si parla con un cliente (che ricordiamoci non è un cliente semplice, ma sotto stress, spaventato, preoccupato o in lacrime), come si presenta un preventivo, come si gestisce un’emergenza in presenza del proprietario, come si affronta la proposta di eutanasia in regime d’urgenza. Non chiedetemi perchè le cliniche non affrontino questo tema, considerandone l’importanza.
Dati Ufficiali e Indagini di Settore
I dati delle principali indagini di settore (FNOVI e indagini Purina-Nomisma / Young Vet) tracciano un quadro chiaro del disagio giovanile:
- 1 su 3 non sceglierebbe di nuovo veterinaria: Quasi 1 giovane veterinario su 3 (il 30%) dichiara che, potendo tornare indietro, non sceglierebbe nuovamente questo percorso di studi, indicando come cause primarie i carichi di lavoro fisici/mentali eccessivi e le retribuzioni inadeguate.
- Compenso inadeguato: L’81% dei giovani veterinari ritiene che la propria retribuzione sia inadeguata rispetto alle enormi responsabilità medico-legali e agli orari sostenuti.
- Conciliazione vita-lavoro: Il 65% del campione individua nella difficoltà di conciliare vita privata e professione il principale problema del settore.
Perché i giovani vanno all’estero?
Molti neolaureati italiani emigrano (specialmente verso Regno Unito, Svizzera, Francia e Paesi Bassi) non per mancanza di lavoro in Italia, ma per le diverse condizioni strutturali:
- Inquadramento contrattuale: All’estero vengono assunti da subito con contratti da dipendenti regolari, ferie pagate, orari rigidamente normati e indennità specifiche molto alte per i turni di notte e i festivi.
- Percorsi di carriera chiari: viene favorita la progettualità, si hanno chiari i vari ruoli che si possono andare a ricoprire in futuro e gli stipendi a cui si può ambire. In Italia sai se lavori oggi e non sai se lavorerai domani.
- Stipendi d’ingresso: Gli stipendi iniziali all’estero possono essere da 2 a 3 volte superiori a quelli netti percepiti a partita IVA in Italia a parità di orario, più tutte le tutele contrattuali di cui parlavamo prima.
Guarda anche il video YouTube in cui ho intervistato una collega che lavora in Inghilterra:
L’effetto sui pronto soccorsi veterinari: perché chiudono?
La combinazione di questi fattori crea un mismatch insostenibile:
I grandi Ospedali H24 e le cliniche non riescono più a coprire i turni di guardia. I medici veterinari senior riducono le notti per usura, mentre i giovani rifiutano di fare turni notturni e festivi. Di conseguenza, molte strutture sono costrette a ridimensionare la licenza da “Ospedale H24” a “Clinica 12h”, tagliando il servizio di emergenza notturno e festivo per impossibilità di strutturare i turni in sicurezza.
È una convergenza di fattori socio-economici davvero complessa, che rispecchia esattamente ciò che sta accadendo anche in altri ambiti della sanità e dei servizi essenziali, ma in veterinaria con l’aggravante di un settore rimasto per decenni ancorato al modello del “libero professionista tuttofare”.
Siamo al punto di rottura?
Siamo di fronte a un corto circuito tra diverse aspettative che cozzano tra loro: da un lato, i proprietari chiedono (e giustamente si aspettano) per cani e gatti una medicina di livello umano, continuativa, sempre presente, iper-specializzata ma si lamentano dei prezzi troppo alti (quando sono i più bassi d’Europa); dall’altro, le cliniche non hanno risorse umane per coprire i turni ed economiche per pagare adeguatamente chi quella medicina deve erogarla, e questo anche perchè i prezzi delle prestazioni sono troppo bassi per avere una buona marginalità.
Nel frattempo i giovani neolaureati oggi parlano bene l’inglese, possono avere facilmente contatti con cliniche estere, e sanno cosa aspettarsi grazie ai social (negli anni 90 la paura dell’ignoto era un deterrente per non partire). Se ne vanno quindi senza pensarci due volte passando da lavorare per “vocazione” a “professione con orari sostenibili” lasciando il sistema a crollare dietro di loro.
La situazione peggiorerà ancora?
Sono sincera, c’è stato un momento in cui avevo sperato che le corporate che hanno acquistato in pochi anni tutte le cliniche italiane avrebbero esportato il modello di business anglosassone in Italia, ma così non è stato. Si sono adeguati loro al nostro modello fallimentare. Ho sperato più volte che almeno le assicurazioni sanitarie per cani e gatti avrebbero preso piede tanto da poter aumentare i prezzi e rendere sostenibile tutto l’ingranaggio ma per ora non ho visto i risultati sperati.
Non sono un’indovino, ma credo che senza una riforma profonda dei contratti di lavoro, dei tariffari nazionali sotto i quali non si possa scendere, e una valorizzazione dei giovani e delle competenze mediche d’urgenza, è probabile che vedremo un’ulteriore contrazione dei servizi H24 che probabilmente sopravviveranno solo nei grandissimi centri o nelle strutture dei grandi gruppi, a scapito della copertura capillare sul territorio.
D’altra parte in un paese che si ostina a prendere esempio dal passato noncurante del velocissimo cambiamento socioculturale che stiamo affrontando non ci si può che aspettare una regressione.
Spero che la mia spiegazione vi sia servita per fare chiarezza
La vostra Amica Veterinaria









