
Cari proprietari, in questo articolo voglio trattare in modo approfondito un argomento che ha generato di recente molto scompiglio nella community di Amica Veterinaria, ovvero: perchè i farmaci veterinari costano di più del corrispettivo umano?!
Motivazioni logiche:
Ebbene la risposta risiede nella necessità, per le aziende farmaceutiche che registrano un farmaco per la medicina veterinaria, di eseguire studi clinici specifici per ogni singola specie a cui può venire somministrato, aumentando così di molto i costi di sviluppo e allungandone i tempi per la messa in commercio. Oltre a ciò bisogna essere onesti: il mercato del farmaco veterinario è molto più piccolo rispetto a quello del farmaco umano e di conseguenza il ritorno economico delle aziende farmaceutiche è minore. Per questi motivi il mercato del farmaco veterinario ha meno concorrenza e di conseguenza meno presenza dei cosiddetti farmaci generici: ecco il motivo per cui i prezzi restano alti per molto tempo dopo l’uscita del prodotto in commercio.

Esempio della differenza di costo tra un farmaco veterinario e l’analogo umano:
Uno dei farmaci più utilizzati contro l’epilessia è il fenobarbitale. La confezione di fenobarbitale veterinario per cani da 100 mg contenente 100 compresse costa approssimativamente 35€; l’analogo umano, confezione da 20 compresse da 100 mg costa 1,50€!! Questo vuol dire che una compressa veterinaria costa 0,35 €, mentre una compressa umana costa 0,075 €. Stesso farmaco, stesso dosaggio. Potrei fare questi esempi con decine di farmaci salvavita, come ad esempio la furosemide per i pazienti cardiopatici che ha un rapporto di 13 a 1 tra farmaco veterinario e umano. Stessa molecola, stesso numero di compresse e quasi stesso dosaggio.
Perchè comprare il farmaco veterinario se il corrispettivo umano cosata molto meno?
Come è emerso dai vostri commenti sui vari social, questa abnorme differenza di prezzo tra il farmaco veterinario e il farmaco umano alimenta un fiorente mercato clandestino che a volte può essere molto pericoloso. La domanda che giustamente si pongono gli italiani è: perché mai pagare 13 volte di più un farmaco, se l’equivalente umano costa meno? La risposta è: perché comprare l’equivalente umano è illegale. Il veterinario non è assolutamente autorizzato a prescrivere un farmaco umano al posto di un farmaco registrato per la veterinaria a meno che non sia rispettata la cascata del farmaco (che vi spiegherò tra poco) e se viene scoperto a farlo può ricevere delle sanzioni davvero care, così care che potrebbe non reggere il colpo e potrebbe anche ricevere sanzioni disciplinari dall’ordine di appartenenza. Capite bene che con il rischio di ricevere una multa salata e un richiamo dall’ordine, il vostro risparmio non è una motivazione sufficiente per infrangere la legge.
Guarda il video sul Canale YouTube di Amica Veterinaria:
Il farmacista può sostituire un farmaco veterinario con un equivalente umano?
Una cosa che capita molto di frequente è che il proprietario dell’animale vada dal farmacista autonomamente chiedendo un farmaco analogo, ma anche in quel caso il farmacista sta violando la legge e può riceversi una multa cara salata in caso di controllo. Altre volte, peggio che mai, con l’intento di farvi risparmiare un po’ può somministrarvi farmaci errati, dosaggi completamente sballati e comunque non assunti sotto la supervisione del medico veterinario e così oltre a infrangere la legge del farmaco, commette abuso di professione. Ribadisco la riflessione: come si può chiedere ad un professionista di farsi carico di una responsabilità del genere?
Che cos’è la cascata del farmaco veterinario?
È un principio normativo previsto dalla legislazione europea (Reg. UE 2019/6, in vigore dal 2022) che disciplina l’uso dei medicinali veterinari quando non esiste un farmaco autorizzato specificamente per la specie animale o per la malattia da trattare. Il veterinario, in mancanza di un farmaco specificamente autorizzato, può ricorrere a soluzioni alternative, seguendo una gerarchia ben precisa di possibilità, appunto la “cascata”. La cascata del farmaco veterinario è stata introdotta per:
- Proteggere la salute dell’animale, trovando comunque un trattamento.
- Evitare l’uso indiscriminato di farmaci non adatti.
- Ridurre i rischi per il consumatore nel caso di animali da reddito (meno rilevante per i piccoli animali, ma la logica si applica comunque).
La cascata del farmaco veterinario non va vista come una scorciatoia, né come una trappola per obbligare all’uso dei soli farmaci veterinari (con il conseguente aumento dei costi), ma come una garanzia: permette al veterinario di curare anche in situazioni non coperte dai farmaci registrati, mantenendo comunque un quadro normativo, clinico ed etico ben definito.
La cascata del farmaco veterinario va seguita in questo ordine:
- Usare un medicinale autorizzato per quella specie e per quella malattia. Esempio: un antibiotico registrato per cani contro la cistite.
- Se il punto 1 non è possibile: Usare un medicinale veterinario autorizzato in Italia per un’altra malattia nella stessa specie oppure un farmaco autorizzato per un’altra specie animale per quella malattia. Esempio: un farmaco per gatti usato in un cane, o un farmaco per una diversa patologia.
- Se anche il punto 2 non è possibile: Usare un farmaco umano autorizzato in Italia, oppure un farmaco veterinario autorizzato in un altro Paese UE (se non esistono alternative in Italia). Esempio: un antiepilettico umano usato nel cane se non esiste un’alternativa veterinaria.
- Ultima risorsa (su preparazione galenica) Se proprio non esiste niente di adatto: si richiede una preparazione galenica magistrale al farmacista su prescrizione del veterinario.
Quando il veterinario può prescrivere il farmaco umano?
Quando un veterinario decide di utilizzare un farmaco non registrato per quella specie e/o per quella patologia deve:
- Scrivere una ricetta in deroga, con motivazione dell’uso off-label (es. “Patologia refrattaria al trattamento con farmaco registrato”).
- Informare il proprietario che si usa un farmaco umano fuori indicazione per il suo animale.
- Documentare tutto nella cartella clinica.
- Monitorare attentamente la risposta terapeutica e gli eventuali effetti avversi (esami del sangue supplementari per il monitoraggio) perché siamo tutti amici, si sa, ma se poi il cane ha un effetto avverso al farmaco non registrato per la specie, poi sono cavoli del veterinario!
Quindi la prescrizione del farmaco umano deve essere motivata e tracciata, il veterinario deve giustificare la scelta tramite ricetta elettronica e questo lo espone alla possibilità di controlli. In caso di prescrizione di farmaci umani in animali da reddito poi, bisognerà rispettare dei tempi di sospensione idonei a garantire che non ci siano residui di farmaco in carne, latte, uova, ecc. 
Quindi cosa succede se un veterinario decide di non rispettare la cascata del farmaco?
Se un veterinario non rispetta la “cascata del farmaco”, può andare incontro a sanzioni amministrative, disciplinari e persino penali, perché la normativa è parte integrante della legge sulla sanità veterinaria e sull’uso del farmaco.
Ecco cosa può succedere nel concreto:
Controlli e ispezioni
- Controlli delle autorità sanitarie locali (ASL / ATS)
- Controlli del Ministero della Salute o dei NAS (Nuclei Antisofisticazioni dei Carabinieri)
Sanzioni possibili
Amministrative
- Multe da centinaia a migliaia di euro per OGNI violazione, se il veterinario:
- Prescrive un farmaco non autorizzato senza seguire la cascata.
- Non registra correttamente il trattamento.
- Usa farmaci importanti senza autorizzazione. (ad esempio in caso di utilizzo di antibiotici ad esclusivo uso umano)
Disciplinari
- Provvedimenti dell’Ordine dei Medici Veterinari, che può:
- Richiamare ufficialmente il veterinario.
- Sospenderlo temporaneamente dalla professione.
- Nei casi più gravi, radiarlo dall’Albo.
Penali
- Se dall’uso scorretto del farmaco derivano danni gravi all’animale o rischi per la salute pubblica (ad esempio, uso scorretto in animali da reddito), può configurarsi:
- Lesioni colpose o maltrattamento animale (se il farmaco causa danno).
- Reati contro la salute pubblica, se coinvolti farmaci vietati o uso illecito.
Cosa succede se è il farmacista a non rispettare la legge?
Il farmacista, come il veterinario, ha precisi obblighi di legge quando si tratta di vendita di farmaci per uso veterinario, e può incorrere in sanzioni anche gravi se non li rispetta. Se il farmacista eroga un farmaco umano invece di un farmaco veterinario commette una violazione. Infatti, non può decidere da solo di sostituire un farmaco veterinario con uno umano, nemmeno se pensa che sia “equivalente”. La sostituzione è ammessa solo se indicata esplicitamente nella prescrizione del veterinario, e secondo la cascata del farmaco.
Le sanzioni a cui un farmacista può andare incontro sono:
- Multa amministrativa fino a diverse migliaia di euro (es. violazione del D.Lgs. 218/2023).
- Segnalazione all’Ordine dei farmacisti con rischio di sanzioni disciplinari.
- Responsabilità professionale se l’animale subisce danni → può sfociare anche in cause civili.
Se il farmacista eroga un farmaco senza la ricetta veterinaria obbligatoria questo è ancora più grave, soprattutto se il farmaco è ad uso veterinario con obbligo di ricetta; peggio che mai se si tratta di farmaci umani prescritti nell’ambito della cascata (poiché devono avere ricetta non ripetibile con annotata la motivazione della sostituzione del farmaco).
Anche in questo caso le sanzioni possono essere:
- Amministrative (le più comuni)
- Multa da 1.500 a 9.000 euro per OGNI farmaco erogato senza ricetta (ai sensi del D.Lgs. 218/2023, art. 89 e seguenti).
- Penali (nei casi più gravi)
- Se c’è falsificazione di ricetta, vendita di farmaci stupefacenti o ripetute violazioni.
- Disciplinari
- Richiamo, sospensione o radiazione dall’Albo dei farmacisti.
Vi faccio un esempio pratico che sono certa a molti di voi sarà capitato:
Un proprietario di cane entra in farmacia e chiede un antibiotico umano “che il veterinario gli ha consigliato a voce”. Il farmacista, senza richiedere la ricetta veterinaria, glielo consegna. → Violazione: il farmacista non può vendere farmaci umani destinati a uso veterinario senza ricetta. → Rischio di multa, segnalazione e sanzioni disciplinari. In conclusione il farmacista non può sostituire di propria iniziativa farmaci veterinari con umani né vendere farmaci con obbligo di ricetta senza riceverla. Capisco dal profondo del cuore le difficoltà che devi sostenere per curare al meglio ii tuoi animali, soprattutto quando si tratta di patologie croniche, ma ti chiedo di metterti una mano sulla coscienza, non chiederci di commettere un reato! Cari Proprietari, se vi è piaciuto l’articolo lasciate un mi piace e condividetelo!
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