Malassezia nel cane e nel gatto! Parla lo specialista!

Cari proprietari oggi abbiamo l’onore di avere come nostra ospite la Dott.ssa Nicla Furiani che ci parlerà di Malassezia nel cane e nel gatto.

La collega è diplomata al College Europeo di Dermatologia Veterinaria dal 2011 ed esercita la professione in Umbria e con cadenza settimanale all’ospedale Vet Hospital H24 di Firenze, mentre con cadenza mensile anche in strutture dell’Emilia e del Lazio (www.dermavet.it).

ci parlerà della Malassezia
Dott.ssa Nicla Furiani

 

Ciao Nicla, è un piacere averti come ospite ad Amica Veterinaria. Cominciamo dall’inizio, cos’è la Malassezia?

Malassezia spp. è un lievito commensale che vive normalmente sulla superficie cutanea sia dell’uomo che di molte specie animali. Nei cani sani, questo lievito si riscontra principalmente in tutte quelle sedi cutanee ricche in ghiandole ceruminose, come i condotti uditivi, e in ghiandole sebacee, come la regione del mento, le regioni perilabiale e perineale, gli spazi interdigitali, il cercine ungueale e sulle mucose orale, anale e vaginale. Questo microrganismo si nutre in particolar modo delle sostanze lipidiche contenute nel sebo e nel cerume e trova condizioni favorevoli alla sua replicazione nelle situazioni di aumento dell’umidità e della temperatura del microambiente cutaneo.

Esistono diverse specie di Malassezia isolabili dalla superficie cutanea dell’uomo o del gatto, mentre nel cane ritroviamo quasi esclusivamente Malassezia pachidermatis.

Quindi quando noi parliamo di Malassezia intendiamo un suo eccessivo proliferare?

Esatto. L’ecosistema cutaneo si altera a seguito di molte condizioni patologiche, siano esse transitorie o persistenti, e possono quindi crearsi le condizioni ideali per la proliferazione eccessiva dei lieviti, come l’aumento della temperatura, dell’umidità e della produzione di sebo o di cerume in una specifica area corporea. La sovracrescita di Malassezia spp. può svilupparsi sulla cute del corpo (dermatite da Malassezia) o nei condotti uditivi (otite da Malassezia) con notevole disagio da parte dell’animale.

Quali sono le patologie sottostanti che maggiormente predispongono alla sua proliferazione?

Le patologie maggiormente associate all’insorgenza di dermatite o otite da Malassezia sono:

  • le malattie allergiche,
  • le malattie ormonali,
  • alcuni difetti della cheratinizzazione,
  • problemi delle ghiandole sebacee o ceruminose (es. seborrea primaria).



Esiste una predisposizione individuale?

Diversi studi hanno anche dimostrato la possibilità che il cane sviluppi una reazione di ipersensibilità nei confronti di varie proteine espresse dal lievito, questa specifica sensibilità potrebbe spiegare perché alcuni cani hanno grande propensione a sviluppare dermatiti o otiti da Malassezia rispetto ad altri cani sani della stessa razza.

E per quanto riguarda le razze, alcune sono predisposte a sviluppare Malassezia, vero?

Sono altamente predisposti a sviluppare sovracrescita di Malassezia anche soggetti sani che appartengono a razze con particolari conformazioni anatomiche, come eccessive pliche cutanee sul muso, sul tronco o sugli arti o intorno alla coda a cavatappo (pensiamo alle razze bulldog inglese o francese, allo shar-pei, al carlino) o di padiglioni auricolari penduli (es. bassotto, bassett hound, cocker, cavalier king Charles spaniel). In queste sedi infatti si crea un microambiente con temperatura ed umidità elevate e abbondante fonte di nutrienti che favorisce naturalmente lo sviluppo del lievito.




Quali sono i sintomi?

Il sintomo principale della dermatite da Malassezia è il prurito, accompagnato da eritema (arrossamento della cute che indica infiammazione), presenza di scaglie, generalmente untuose e di color giallo-brunastro, e marcato cattivo odore, dovuto all’ossidazione degli acidi grassi. Le zone più comunemente coinvolte sono le regioni ventrali del collo e del tronco (es. regione ascellare e inguinale), gli spazi interdigitali, la regione perineale e sotto la base della coda e le pliche cutanee facciali o presenti su tronco e arti.

Malassezia negli spazi interdigitali
Malassezia negli spazi interdigitali.

In alcuni casi, si può osservare accumulo di materiale ceroso brunastro intorno alla base dell’unghia ed una colorazione rossiccio/brunastra dell’unghia stessa.

Malassezia delle unghie
Malassezia delle unghie.

Le caratteristiche principali dell’otite da Malassezia sono un forte prurito, un abbondante essudato ceruminoso, solitamente giallo-brunastro, e cattivo odore.

Otite da malassezia
Otite da malassezia.

Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi di dermatite o otite da Malassezia è relativamente semplice e si ottiene con l’esame citologico, ovvero con l’osservazione al microscopio dei campioni prelevati dalla cute o dal condotto uditivo che porta a riconoscere un numero eccessivo di lieviti.

Quando la sovracrescita di Malassezia è dovuta ad una particolare conformazione anatomica il problema non può essere risolto alla radice e va quindi gestito con una cura costante delle sedi anatomiche che prevede l’utilizzo regolare di prodotti di pulizia contenenti anche molecole ad azione antimicrobica.

Negli altri casi è invece fondamentale individuare il problema primario che sta causando la sovracrescita di Malassezia per poter evitare le continue recidive.

Quando la Malassezia recidiva è il caso di consultare un dermatologo per un iter diagnostico approfondito?

L’identificazione della malattia primaria non è sempre semplice, purtroppo in alcuni casi l’iter diagnostico è complesso, soprattutto nei casi di allergia dove trovare la causa della reazione allergica non è sempre possibile e a volte ci si deve limitare al controllo dei sintomi. Nei casi in cui il proprio animale presenti più di un episodio di otite o di dermatite da Malassezia nell’arco dell’anno è consigliabile effettuare una visita con un veterinario dermatologo che possa impostare un corretto iter diagnostico.




Come si tratta?

La sovracrescita di Malassezia è solitamente di facile controllo con le terapie locali che possono essere applicate in forma di gocce auricolari, nei casi delle otiti, o in forma di shampoo o spray, in caso di dermatite. Fortunatamente sono ancora rare le segnalazioni di resistenza da parti di questo lievito alle molecole antifungine contenute nei prodotti ad uso topico presenti in commercio.

Solo nei casi estremamente gravi o generalizzati o in situazioni particolari che lo rendono necessario, il medico veterinario può ricorrere all’uso degli antifungini orali.

Il problema principale è quindi capire la causa scatenante?

Esatto, il problema non è tanto gestire il singolo episodio di sovracrescita del lievito, quanto indagare, individuare e arrivare a controllare la patologia primaria che ne sta alla base.

Nei casi in cui la causa primaria non venga individuata o sia molto difficile da controllare (questo può accadere soprattutto con i problemi di allergia) si può impostare un regolare uso di antimicrobici locali che abbiano lo scopo di contenere costantemente la carica di lieviti presente sulla superficie cutanea.




Grazie Nicla, sei stata chiarissima. Per i lettori di Amica Veterinaria queste informazioni saranno utilissime.

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