
Cari proprietari, oggi parliamo della malattia cutanea autoimmune: il pemfigo nel gatto (pemfigo foliaceo). Questa è la patologia autoimmune più frequente nel gatto.
Cos’è il pemfigo foliaceo?
Il Pemfigo foliaceo è una malattia immunomediata, quindi una malattia in cui il sistema immunitario del soggetto attacca i componenti dell’organismo stesso, in questo caso le strutture di adesione dei cheratinociti. Fa parte del “complesso del pemfigo” insieme al pemfigo volgare, il pemfigo vegetante ed il paraneoplastico.
Quali sono i sintomi del pemfigo nel gatto?
Il pemfigo nel gatto si manifesta con
- Pustole: primo segno clinico, che però spesso non viene notato dai proprietari perché essendo molto delicate tendono a rompersi. Considerate che i gatti passano anche molto tempo a pulirsi con la lingua ruvida, che appunto, ne causa la rottura. Se poi il soggetto in questione ha il pelo lungo diventa ancora più difficile vederle!
- Scaglie giallastre, erosioni e croste: sono quello che rimane dopo la rottura della pustola, nonché quello di cui il proprietario si accorge. Diventano mano a mano più grandi e causano aree alopeciche (senza pelo) molto evidenti.
- Polpastrelli con fissurazioni, ipercheratosi e croste
- Lesioni alle pliche ungueali: eritema, gonfiore, croste, materiale biancastro o giallastro sotto le unghie
- Prurito può essere presente o meno
- Sintomi generalizzati quali febbre, inappetenza o abbattimento si verificano quando le lesioni cutanee sono molto estese.
Dove si vedono le lesioni da pemfigo nel gatto?
Le lesioni da pemfigo nel gatto si possono osservare sul muso, sul naso, vicino ad occhi ed orecchie, con distribuzione simmetrica. In alcuni casi si possono osservare anche su torace ed addome, in particolare intorno ai capezzoli. Le lesioni a polpastrelli ed unghie sono abbastanza caratteristiche della malattia ed aiutano il clinico nella diagnosi.

Figura 1: tipica presenza di materiale biancastro a livello ungueale nel gatto con pemfigo
Chi sono i soggetti predisposti al pemfigo del gatto?
Il pemfigo del gatto può colpire qualunque soggetto, senza predisposizione di sesso o età. Si vede un po’ più frequentemente nei soggetti adulti, intorno ai 6 anni, ma è stato riscontrato sia in gattini di pochi mesi che in animali anziani.
Come si fa diagnosi di pemfigo nel gatto?
La diagnosi di pemfigo nel gatto viene emessa dopo visita dermatologica specialistica, nella quale verranno controllate tutte le lesioni presenti, la loro distribuzione ed eseguiti esami citologici. Molto utile è il ritrovamento di una pustola intera in quanto il medico, osservando la citologia del contenuto, potrà avere una iniziale conferma del sospetto diagnostico: la presenza di cellule chiamate cheratinociti acantolitici è infatti abbastanza suggestiva. La conferma ufficiale dovrebbe comunque essere data a seguito dell’esame istopatologico.
Qual è la terapia del pemfigo nel gatto?
L’obiettivo della terapia del pemfigo nel gatto non è la risoluzione completa in quanto si tratta di una malattia cronica, ma è volta alla gestione dei sintomi, ovvero risolvere le problematiche presenti e prevenire quelle future. Per questo motivo deve essere proseguita nella maggior parte dei casi per tutta la vita e la compliance del proprietario è essenziale.
I farmaci principali per la terapia di attacco del pemfigo nel gatto sono:
- I glucocorticoidi sistemici, in particolare in questo caso il prednisolone, sono la scelta d’elezione per la gestione della patologia, in quanto danno risultati ottimi in breve tempo: in metà dei casi nel giro di un mese la patologia risulta sotto controllo. Hanno comunque diversi effetti collaterali, quindi la dose iniziale sarà alta ma andrà abbassata sistematicamente nel tempo fino a raggiungere la dose più bassa che ci permette di controllare la malattia.
- Farmaci immunosoppressivi non steroidei: vengono dati in associazione ai glucocorticoidi sistemici per diminuirne dose e frequenza. Uno dei più usati in caso di pemfigo nel gatto è il Clorambucile per bocca, oppure la Ciclosporina A: quest’ultima si può anche utilizzare da sola ma è un farmaco di seconda scelta in quanto lento ad agire (8 settimane per vedere gli effetti) e con risultati variabili. Viene quindi somministrato in monoterapia solo nel caso in cui ci siano delle obiezioni all’uso dei glucocorticoidi sistemici.
La terapia del pefigo nel gatto come continua?
Una volta risolti i sintomi principali, si passa ad una terapia di mantenimento, che prevede questi stessi farmaci a dosaggi ridotti. Purtroppo al momento non sono stati osservati risultati adeguati utilizzando solo ciclosporina o solo clorambucile, i glucocorticoidi rimangono il pilastro fondamentale della terapia.
Ci sono recidive nel pemfigo del gatto durante la terapia?
Sfortunatamente le recidive sono frequenti, soprattutto nel momento in cui si cerca di diminuire le dosi di glucocorticoidi. È compito quindi del proprietario essere attento, osservare il proprio gatto e comunicare subito con il veterinario curante se nota qualcosa che non va, in modo da modificare nuovamente la dose prima di assistere ad una regressione più severa e dover ricominciare tutto l’iter da capo! La prognosi è comunque molto buona: nel 90% dei casi si arriva al controllo della malattia in un paio di mesi.
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