Fibrosarcoma nel gatto: cause, diagnosi e terapia!

Cari proprietari oggi vi parlerò di un tumore molto rappresentato nel gatto e cioè il fibrosarcoma.

Che cos’è il fibrosarcoma?

Il fibrosarcoma è un tumore maligno di natura mesenchimale piuttosto frequente nel gatto. Questo tumore coinvolge la cute e/o il sottocute, con lesioni che compaiono principalmente a livello del tronco, in particolare tra le scapole ma anche sugli arti e nel fianco.

Perché è così frequente nel gatto?

Fino a poco tempo fa  si pensava che la causa dell’insorgenza del fibrosarcoma fosse l’inoculo di vaccini. Quello considerato maggiormente a rischio era il vaccino per la FeLV (Feline Leukemia Virus – Virus della Leucemia Felina). Gli studi più recenti però non sono riusciti a dimostrare una correlazione diretta tra la profilassi immunizzante e lo sviluppo del fibrosarcoma. Il fatto che il tumore sia localizzato quasi esclusivamente nelle zone in cui vengono fatte le iniezioni ai gatti (fra le scapole o nel sottocute del fianco) è però significativo. Quindi anche se la patogenesi di questo tumore non è del tutto chiara è invece ormai assodato che i soggetti geneticamente predisposti siano in grado di sviluppare il tumore anche in seguito all’inoculo di diverse sostanze e non esclusivamente di vaccini.




 

Come si presenta?

Compare mediamente intorno agli 8 anni. Nelle fasi iniziali il fibrosarcoma si presenta sotto forma di un piccolo nodulo sottocutaneo, mobile e non dolente. Il gatto non mostra segni di disagio o dolore pertanto il problema viene spesso sottovalutato da voi proprietari. Purtroppo, il fibrosarcoma ha un’alta invasività locale e tende a crescere rapidamente diventando spesso molto voluminoso, infiltrando i piani tissutali circostanti e profondi.

ecco come si presenta un fibrosarcoma

Cosa potete fare voi proprietari?

Come spesso rho ribatito in passato è importante abituarsi a ispezionare e palpare il vostro gatto accuratamente durante le abituali coccole e appena si nota un piccolo nodulo indagare e fare diagnosi. L’importanza di una diagnosi precoce ed accurata è fondamentale. L’esame citologico può confermare l’origine mesenchimale della neoformazione, ma la diagnosi definitiva è di tipo istologico. Come per tutti i tipi di tumore il paziente dovrebbe essere sottoposto ad una stadiazione completa, per ottenere la quale sarebbe necessaria, oltre alla citologia, la Tac e poi l’istologia una volta escisso il tumore. La tac in un tumore così invasivo localmente come  il fibrosarcoma è a maggior ragione fondamentale perché definisce l’estensione e la profondità della massa, e quindi fornisce importantissime informazioni al chirurgo al fine di fare una chirurgia ad ampi margini ed evitare recidive. Pianificare correttamente il tipo di intervento, prevedere l’estensione del campo chirurgico e le eventuali complicazioni intra-operatorie è importantissimo. Spesso la perdita di tessuto è ingente e richiudere la ferita chirurgica può risultare molto indaginoso o richiedere flap cutanei. Le caratteristiche biologiche del fibrosarcoma iniettivo rendono indispensabile individuare, tramite TC, anche la reazione infiammatoria peritumorale, poichè questa dovrà essere asportata chirurgicamente insieme al tumore stesso.




 

Qual è la terapia?

L’approccio terapeutico è di tipo quasi esclusivamente chirurgico. L’asportazione della neoplasia deve essere eseguita ‘ad ampi margini’, anche profondi. Con la dicitura “ad ampi margini” si intende indicare la necessità di rimuovere, oltre al tumore, anche parte dei tessuti sani circostanti, per eliminare eventuali cellule infiltranti. Nel caso dei fibrosarcomi iniettivi interscapolari, quelli più frequenti poiché questa regione anatomica viene comunemente utilizzata per l’inoculo di farmaci, può rendersi necessaria anche l’asportazione dei processi spinosi vertebrali, di parte della scapola o delle coste. Il fibrosarcoma non da quasi mai metastasi ma essendo molto invasivo localmente da spesso recidive nello stesso sito chirurgico proprio per la difficoltà di riuscire ad asportarlo in toto. Negli ultimi anni le recidive si sono ridotte grazie ad una diagnosi più precoce ed a procedure chirurgiche più accurate.

chirurgia ad ampi margini del fibrosarcoma

Dopo la chirurgia cosa si fa?

Come ho detto prima, dopo la chirurgia, è sempre fondamentale l’istologia della massa asportata con la valutazione dei margini. In pratica il patologo vi dice se i margini sono puliti o contaminati da cellule tumorali e quindi in sostanza se il chirurgo è stato abbastanza ampio o se bisogna reintervenire nell’immediato per evitare una sicura recidiva. Il fatto che i margini siano puliti non vi garantisce comunque che il tumore non ricompaia ma lo rende meno probabile. In associazione alla terapia chirurgica, può essere necessario eseguire radioterapia o chemioterapia. La scelta si basa sulla stadiazione iniziale (presenza di metastasi) e della valutazione istologica dei margini chirurgici e sarà l’oncologo a consigliarvelo o meno.

Come è il postoperatorio?

Ormai mi conoscete e sapete che da anestesista ho il pallino di gestire bene il dolore nel post operatorio. Tutte le chirurgie che prevedono un’ampia perdita di tessuti, come in questo caso, sono molto dolorose. Il gatto poi è un animale che se addolorato diventa aggressivo e smette di mangiare rendendo molto complicato tutto il post operatorio. Ad oggi la tecnica consigliata per gestire il dolore è quella del catetere multiforo. Ve ne avevo già parlato nell’articolo sul controllo del dolore ma in questo caso è bene precisare che nel gatto spesso non si usa la pompa elastomerica a lento rilascio di anestetico locale (troppo ingombrante per il gatto) ma si posiziona nella ferita solo il catetere multiforo e sarà il veterinario a somministrargli ogni 6 ore l’anestetico locale. Ovviamente il ricovero è indispensabile anche perché a casa è impensabile gestire un gatto operato di fibrosarcoma senza un’adeguata terapia del dolore. Il collare d’elisabetta è ovviamente indispensabile onde evitare si strappi i punti della ferita.




 

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