Cari proprietari oggi abbiamo il piacere di avere come ospite il Dott. Stefano Nicoli che ci parlerà del feocromocitoma nel cane, un tumore della ghiandola surrenale. Il collega è responsabile dell’U.O. per la Chirurgia Surrenalica e Ipofisaria Clinica Veterinaria Roma Sud (ROMA).

 

feocromocitoma nel cane

Il Dott. Stefano Nicoli ci parlerà del feocromocitoma nel cane.

 

Grazie Stefano per partecipare ad Amica Veterinaria,

Partiamo dall’inizio: cosa sono le ghiandole surrenali?

Le ghiandole surrenali sono piccole ma importanti strutture ghiandolari che si trovano all’interno della cavità addominale. Sono due, sinistra e destra, e si trovano in vicinanza dei rispettivi reni e di due importanti vasi sanguigni dell’addome: l’Arteria Aorta e la Vena Cava. Ogni ghiandola è costituita da due zone: una più esterna che viene chiamata “corticale” e una interna che viene definita “midollare”.

 

 

Che funzione hanno le ghiandole surrenali nel cane?

Come molte altre ghiandole anche le surrenali producono ormoni, e in particolare ogni zona produce ormoni specifici: la corticale principalmente cortisolo mentre la midollare produce catecolamine (principalmente Adrenalina e Noradrenalina). Il lavoro delle ghiandole surrenali viene supervisionato da un’altra ghiandola posizionata alla base del cervello, l’Ipofisi, attraverso un complesso sistema di controllo ormonale.

 

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A cosa servono gli ormoni prodotti dalle surrenali?

Le ghiandole surrenali sono importanti in quanto sono gli organi maggiormente coinvolti nella risposta dell’organismo agli eventi stressanti. In seguito ad uno stress di qualsiasi tipo (es minaccia, paura, ansia) l’Ipofisi secerne una scarica di ormoni per attivare le surrenali e preparare il soggetto all’azione e in particolare alla scelta tra combattere o fuggire (fight or flight). Le ghiandole surrenali emettono cortisolo (definito l’ormone dello stress) e adrenalina, che causano aumento del tono muscolare, della frequenza cardiaca e del ritmo di respirazione rendendo in qualche modo l’organismo “più forte” per poter fronteggiare al meglio possibile la minaccia.

Arriviamo al nostro feocromocitoma nel cane: che cos’è?

Il feocromocitoma è un tumore che coinvolge la parte interna della ghiandola surrenale, quella definita midollare. Nel cane (e nell’uomo) esiste anche una forma di tumore assolutamente uguale al feocromocitoma che cresce all’esterno delle ghiandole surrenali e che si chiama paraganglioma. Questi due tumori rappresentano lo 0,1% e lo 0,2% rispettivamente di tutti i tumori del cane.

 

 

Il feocromocitoma nel cane è maligno o benigno?

Sia il feocromocitoma che il paraganglioma sono caratterizzati da grande invasività locale (spesso sono di grandi dimensioni) ma da un tasso di metastasi relativamente basso (10%). Tendono ad invadere i vasi sanguigni circostanti, compresa la Vena Cava all’interno della quale possono formare dei “trombi neoplastici” a volte di dimensioni considerevoli. A causa delle loro dimensioni possono anche dare problemi di compressione su organi vicini (Reni, Fegato, Pancreas).

Che sintomi provoca il feocromocitoma nel cane?

Il feocromocitoma viene anche definito “il grande imitatore” in quanto provoca sintomi che sono simili a quelli di altre situazioni cliniche molto più comuni. l sintomi principali e più facilmente evidenziabili dai proprietari del cane sono:

  • debolezza accompagnata da letargia (eccessiva sonnolenza)
  • può essere presente dolore addominale, causato dalle dimensioni della neoformazione.
  • Sono stati segnalati episodi di collasso in pazienti affetti da feocromocitoma.

Come si fa diagnosi di feocromocitoma nel cane?

Alla visita il veterinario potrà riscontrare alterazioni al ritmo cardiaco e alla pressione arteriosa dovute all’eccesso di catecolamine. La prima diagnosi passa attraverso l’identificazione di una anomalia a carico di una ghiandola surrenale tramite ecografia. A questo punto è necessario differenziare tra i tumori della parte corticale e quelli della parte midollare del surrene (i nostri feocromocitomi). Questo può essere fatto attraverso test ormonali basati sulla misurazione delle catecolamine urinarie attraverso un esame delle urine del paziente. Questo esame può essere eseguito solo da alcuni laboratori e ha una modalità di prelievo e di spedizione un po’ complessa che verrà illustrata dal veterinario curante.

 

 

Come si ha la conferma che si tratti di un feocromocitoma?

Alcuni autori hanno descritto la possibilità di eseguire un esame citologico prelevando una piccola porzione di tessuto per via ecoguidata che viene poi esaminato al microscopio e può consentire la diagnosi. La TAC è il secondo livello diagnostico ed è fondamentale perchè consente la corretta “Stadiazione del paziente”, che permette di evidenziare la presenza eventuale di metastasi lontane dal tumore principale; consente la differenziazione tra feocromocitoma e paraganglioma; inoltre la Tac permette la pianificazione corretta dell’intervento chirurgico, quando possibile.

Come viene affrontata la chirurgia per il feocromocitoma nel cane?

La chirurgia di asportazione del tumore rappresenta la terapia di scelta in queste forme. Può essere eseguita anche in presenza di masse di grandi dimensioni e di invasione della vena cava e delle strutture circostanti. La chirurgia La chirurgia delle ghiandole surrenali è una chirurgia complessa, sia per la posizione anatomica di queste strutture, sia per la tendenza che queste hanno a crescere ed invadere localmente gli organi vicini. Al fine di avere le massime probabilità di successo occorre uno staff (Medico interno, radiologo, chirurghi, anestesista, intensivista) esperto nella gestione di questi pazienti.

Qual è il tasso di mortalità per questo tipo di intervento?

Grazie a uno staff medico esperto nella gestione del feocromocitoma è stato possibile ridurre il tasso di mortalità dal 50% di 20 anni fa all’attuale 6-8%. L’intervento ha lo scopo di rimuovere la ghiandola affetta da tumore e i tessuti coinvolti nella malattia. Anche in caso di invasione vascolare è possibile la rimozione della neoplasia e del trombo neoplastico e la chirurgia si conferma terapia di prima scelta.

Come deve essere preparato il paziente per affrontare l’intervento?

Il paziente, in vista della chirurgia, deve essere adeguatamente preparato. È necessario conoscere il suo gruppo sanguigno per procurarsi sangue compatibile e la capacità del suo sangue di coagulare correttamente in quanto uno dei rischi connessi a questo intervento è lo sviluppo di emorragie durante le manualità. Alcuni autori consigliano una terapia preparatoria in modo da stabilizzare pressione e aritmie del paziente e rendere più semplice l’anestesia.

La chirurgia può essere eseguita anche per via laparoscopica?

La chirurgia può essere eseguita anche in laparoscopia con neoformazioni delle dimensioni massime di 5 cm e senza invasione vascolare.

Si può optare per una terapia medica conservativa?

La terapia medica viene riservata a quei pazienti nei quali la chirurgia è sconsigliata per la presenza di metastasi localizzate in altri organi. Anche nel caso del Paraganglioma la chirurgia rimane la scelta principale.

 

 

Com’è il postoperatorio?

Una volta terminata la chirurgia il paziente viene ricoverato nel reparto di terapia intensiva per il risveglio e la valutazione attenta delle prime ore. Questa è una fase molto importante perché consente la valutazione in tempi brevissimi dell’instaurarsi di una complicanza e il suo trattamento immediato. Va detto che a differenza dei tumori della parte corticale della surrenale, nei quali il picco di mortalità si ha nelle prime 48-72 ore postoperatorie, nel caso del feocromocitoma il picco si ha durante la chirurgia mentre sono più rare le complicanze gravi nel periodo postchirurgico. Dopo questa fase di osservazione il paziente passa in degenza ordinaria e può essere dimesso con la prescrizione di un periodo di riposo stretto per almeno 10 giorni.

Qual è la sopravvivenza al feocromocitoma nel cane?

Una volta terminato il periodo di riposo, terminati i controlli postchirurgici e rimosse le suture cutanee, il paziente può condurre una vita normale. Il paziente potrà essere controllato dal curante in occasione degli appuntamenti annuali di routine. In questi casi la chirurgia è considerata curativa e generalmente non è necessario l’utilizzo di chemioterapia postintervento. La sopravvivenza media raggiunge e a volte supera i due anni (con picco di più di 4 anni), ma sono dati non completamente realistici e sottostimati dal momento che la maggior parte dei pazienti viene sottoposta a chirurgia in età geriatrica e le cause del decesso sono spesso non collegate al tumore operato.

 

 

Grazie Stefano, sei stato gentilissimo e chiarissimo. Queste informazioni saranno molto utili a tutti i proprietari di cani.

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