Cari proprietari di cani e gatti , stasera vi parlo di un’urgenza neurologica: la crisi epilettica nel cane (ma vale anche per il gatto). In questo articolo trovetete anche due video sull’epilessia del cane che vi consiglio di vedere.

 

Come compare la crisi epilettica nel cane e nel gatto?

Improvvisamente, il vostro amico cade a terra ed è percorso da contrazioni generalizzate . Può perdere feci e urina. Di solito dura pochi secondi o minuti, più dura la crisi epilettica e più è pericolosa perché il cervello del vostro pet può andare in ipossia e quindi in sofferenza. È ovvio che la prima volta vi spaventate e tempo che vi rendete conto di cosa è successo è già finita. A questo punto avete diverse strade.

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Esistono altri sintomi della crisi epilettica nel cane?

E’ molto difficile accorgersi di una variazione comportamentale poco prima di una crisi epilettica. Il cane può presentarsi spaventato o agitato. Questa fase prende il nome di aurea. E’ invece frequente osservare una fase post-ictale caratterizzata da una lenta ripresa, barcollamento, stordimento, cecità, vagabondaggio senza scopo, comportamento compulsivo, aumento della sete (polidipsia) e aumento dell’appetito (polifagia).Il recupero a seguito della crisi epilettica nel cane può essere molto breve oppure può richiedere fino a 24 ore.

la crisi epilettica nel cane

Cosa fare se il vostro cane ha una crisi epilettica?

L’approccio corretto è sempre portare il vostro amico dal veterinario ovviamente. A questo punto o si comincia una terapia anticonvulsivante alla cieca oppure si fa diagnosi e poi si comincia la terapia. Per me l’approccio corretto quando si tratta di una cosa così delicata come il cervello è sempre fare diagnosi. Ovvio che è la strada più dispendiosa perché bisogna fare risonanza magnetica e forse prelievo del liquido cefalorachidiano. Se tutto è negativo, bene per il cane,  si farà la sua terapia a vita con i controlli periodici ma se si trovano patologie sottostanti (neoplasie o meningoencefalite) avete evitato di perdere tempo e potete cominciare una terapia mirata. E’ importante escludere tutte le cause fisiche che possano generare una crisi epilettica.

 

Quanti tipi di crisi epilettiche esistono?

Semplificando molto esistono tre tipi di crisi epilettiche:

  • crisi epilettiche parziali;
  • crisi epilettiche generalizzate;
  • crisi epilettiche a grappolo.

Cos’è la crisi epilettica parziale nel cane e nel gatto?

A volte possono comparire le cosiddette “crisi parziali”, consistono in tremori di una sola zona del corpo (di solito orecchie, labbra, palpebre). Quando avvengono il cane o il gatto non perdono coscienza ma si sentono strani e possono reagire con spavento o guardandosi intorno senza capire cosa gli sta succedendo. Voi proprietari notate un movimento ripetitivo e anomalo di una parte del corpo e l’animale sembrerà assente o imbambolato. In questo video potete osservare una crisi epilettica parziale di un gatto.

 

 

Come si presenta la crisi epilettica generalizzata? Quali sono i sintomi?

A differenza della crisi epilettica parziale nell’epilessia generalizzata c’è sempre perdita di coscienza e  l’animale mostrerà i seguenti sintomi:

  • cadrà su un lato,
  • si irrigidirà,
  • sbatterà la mascella,
  • verrà percorso da contrazioni muscolari su tutto il corpo.

Queste manifestazioni durano generalmente tra i 30 e i 90 secondi. Oltre a questi sintomi sempre presenti possono comparire o meno e con intensità molto diversa:

  • salivazione
  • rilascio di urine
  • rilascio di feci
  • vocalizzazioni.

Cosa si intende per crisi epilettiche a grappolo o cluster di crisi?

Se più crisi epilettiche si ripetono nelle 24 ore con una ripresa completa del paziente tra una e l’altra si parla di crisi epilettiche a grappolo o “cluster di crisi” se invece la crisi continua senza mai interrompersi o con brevissime pause in cui il paziente non si riprende del tutto allora si parla di “stato di male epilettico”. Se si presentano due o più crisi in un breve periodo di tempo senza ritorno alla normalità nell’intervallo tra le crisi o una crisi di durata superiore ai 5 minuti si tratta di una vera e propria emergenza perché potenzialmente causa di danni irreversibili al cervello.

 

Il cane può morire per una crisi epilettica?

Assolutamente si, sopratutto nelle condizioni di male epilettico o in cani con crisi epilettiche molto violente e che durano molti minuti. Già sopra il minuto di attività convulsiva si possono avere danni cerebrali. Le crisi epilettiche prolungate possono portare a morte dell’animale per ipossia cerebrale e richiedono pertanto un pronto intervento da parte di strutture e medici veterinari preparati al trattamento di queste due condizioni. Questo è l’unico caso in cui vi consiglio di raccogliere il vostro amico che ha ancora crisi e portarlo dal veterinario più vicino che interverrà farmacologicamente per interromperle. A volte devono restare sedati per giorni (in questo caso vi consiglio una struttura specializzata con terapia intensiva).

Quali possono essere le conseguenze della crisi epilettica nel cane?

In caso di crisi epilettiche generalizzate continue che necessitano di narcosi al risveglio potrebbero presentasi cecità, incoordinazione, agitazione. Di solito recuperano la vista. In questi casi comunque la prognosi resta riservata perché non è detto che si riesca a impostare una terapia efficace nel bloccare le crisi e allo stesso tempo permettere una vita dignitosa al paziente.

Quali sono le cause della crisi epilettica nel cane?

Una volta controllata la crisi farmacologicamente e impostata una terapia quotidiana a base di antiepilettici si pone il problema di indagarne le cause. Per arrivare all’origine del problema è necessaria una risonanza magnetica, a volte un prelievo di liquor (liquido cerebrospinale). Vediamo alcune delle cause più comuni:

 

crisi epilettica nel cane

Il border collie è una delle razze predisposte all’epilessia idiopatica.

Che cos’è l’epilessia idiopatica nel cane?

Letteralmente epilessia idiopatica vuol dire “senza una causa apparente”. Esordisce in giovane età e non sono presenti altri sintomi. L’epilessia idiopatica è genetica in molte razze canine ed è anche familiare, nel senso che è ricorrente in certe famiglie o razze. Queste razze di cani devono essere testate per l’epilessia e, se diagnosticata, i soggetti con la patologia non devono essere utilizzati per l’allevamento. Le razze più inclini all’epilessia idiopatica includono:

Le caratteristiche associate all’epilessia genetica di solito si manifestano dai 10 mesi ai 3 anni ma sono state riportate già dai sei mesi ai cinque anni.

libro gatti

 

In caso di epilessia idiopatica nel cane è necessaria la terapia?

Assolutamente si, la terapia anticonvulsivante è obbligatoria per diminuire l’intensità e la frequenza delle crisi convulsive. Esistono diversi farmaci anticonvulsivanti in commercio e ogni cane può rispondere diversamente al trattamento, per cui non esiste un trattamento universale ma la terapia viene “cucita come un vestito” su ogni singolo paziente. Il trattamento, nella maggior parte dei cani, deve essere protratto per tutta la vita e richiede controlli periodici nel tempo. Può essere molto utile conservare un diario dove annotare tutti gli eventi epilettici che avvengono nel tempo in modo da avere sotto controllo l’andamento della malattia e la risposta ai farmaci. L’epilessia può apparire come una malattia fastidiosa e imprevedibile, non è sempre facile trovare il trattamento “perfetto”, ma è possibile attraverso una buona collaborazione tra proprietario e veterinario regalare ai cani epilettici una buona qualità di vita.

La frequenza delle crisi epilettiche è importante: quando si deve fare la terapia antiepilettica?

Uno tra i dati più importanti per capire se iniziare una terapia antiepilettica è ogni quanto vengono le crisi  e cioè quanto sono ravvicinate. La terapia viene cominciata quando:

  • il cane con diagnosi di epilessia idiopatica va trattato se fa almeno 2 crisi ogni 6 mesi.
  • Se ha dei cluster di crisi va sempre trattato (anche se la fa una volta all’anno). I cluster di crisi infatti sono pericolosi per la vita dell’animale.
  • Se  ha crisi epilettiche per una causa strutturale o organica va sempre trattata.
  • Se ha una fase post ictale (in cui è disorientato) molto lunga allora va trattato.
  • Se c’è un trend in aumento del periodo intercrisi. Ecco perchè è importante segnarsi le crisi su un calendario.

 

Esiste un nuovo farmaco per il trattamento  dell’epilessia del cane?

I principi attivi che possono essere utilizzati nel caso di epilessia nel cane sono diversi; i più famosi sono:

  • il bromuro di potassio,
  • il bromuro di sodio,
  • il fenobarbital;
  • il levetiracetam;

Negli ultimi anni è uscito un nuovo farmaco, a base di Imepitoina, che ha dato buone risposte. Come vi dicevo nel paragrafo precedente però non è che il nuovo è necessariamente meglio del vecchio, apre semplicemente nuove opportunità terapeutiche per il neurologo ma non dovete scordare che ogni paziente epilettico ha una sua terapia studiata su misura. Di fatto quindi non siete voi proprietari a preoccuparvi delle nuove terapie da provare. Se sarà il caso, il vostro neurologo ve lo proporrà.

 

L’epilessia nel cane anziano:

L’epilessia nel cane e nel gatto anziano sono molto più frequentemente legate a una causa evidente (neoplastica in primis). In questi pazienti la risonanza magnetica è assolutamente fondamentale. Esistono razze particolarmente predisposte a sviluppare tumori cerebrali come il Boxer, il cane Corso, l’Amstaff. Ogni razza però, meticci compresi possono sviluppare neoplasie cerebrali.

crisi epilettica nel cane

Il Boxer è una razza predisposta a neoplasie cerebrali.

Se un cane o un gatto sviluppano epilessia per un tumore cerebrale esiste una terapia?

Quando possibile, così come avviene per i tumori in altre parti del corpo, la terapia d’elezione è la rimozione chirurgica. Ad oggi gli interventi intracranici nel cane e nel gatto possono dare ottimi risultati (dipendenti dalla dimensione e localizzazione del tumore). Lo scopo della chirurgia è quello di prolungare la vita del cane migliorandone parallelamente la qualità. In casi rari di tumori particolarmente “benigni”, si può addirittura ottenere la risoluzione del problema e quindi salvare la vita del paziente. Nei casi in cui la terapia chirurgica non fosse possibile, allora si può ricorrere a soluzioni alternative quali la chemioterapia, la radioterapia o la terapia palliativa. Anche in questo caso lo scopo è sempre quello di migliorare la qualità di vita del soggetto, prolungandone la durata, in alcuni casi anche in modo significativo. Purtroppo, in alcuni pazienti ci si trova costretti a ricorrere all’eutanasia, in quanto questa nei casi più drammatici rappresenta l’unico modo per porre fine alle sofferenze dei nostri animali.

Esiste una correlazione tra alimentazione ed epilessia del cane?

Anche se in bibliografia c’è poco si sta provando a testare l’alimentazione chetogenica come terapia supplementare all’epilessia del cane. Questa alimentazione è stata presa dall’umana nel trattamento di pazienti epilettici. La dieta chetogenica è un regime dietetico che mira a mimare in qualche modo la fase di digiuno, inducendo la produzione di corpi chetonici, che vengono utilizzati dal cervello come fonte di energia, al posto dello zucchero. Ovviamente per impostare questa dieta vi serve un veterinario nutrizionista al fine di fare pasticci ed evitare squilibri e carenze.

 

In questa video troverete l’intervista sull’epilessia del cane alla mia collega Federica Balducci:

Se preferite leggere trovate più sotto la trascrizione per intero dell’intervista.

Trovate anche il podcast su Spotify del video.

Di seguito vi lascio la trascrizione dell’intervista sell’epilessia del cane:

Federica Balducci

Dott.ssa Federica Balducci

Cari proprietari, oggi intervisterò la mia collega Federica Balducci, neurologa, diplomata al College Europeo di Neurologia e Responsabile dell’Unità Operativa di Neurologia dei Portoni Rossi. Faremo una chiacchierata sull’epilessia del cane.

Ciao Federica, è un piacere averti qui con noi oggi (D)

Federica: Ciao Valentina (R)

D: Cosa deve fare un proprietario davanti a una crisi epilettica nel cane.

R: Comincio col dirvi che le crisi epilettiche sono un disturbo neurologico estremamente frequente nel cane, quindi è un problema che noi neurologi vediamo quotidianamente nella nostra pratica clinica, anzi addirittura è la patologia neurologica più frequente in assoluto, quindi siamo molto abituati a gestire pazienti epilettici. Nel momento in cui un proprietario assiste a una crisi epilettica nel proprio cane, il primo consiglio che vi do in assoluto è

  • NON mettete le mani in bocca al vostro cane, questa è la prima cosa fondamentale perché in quel momento il vostro animale non è cosciente, non sa quello che sta succedendo e quindi il rischio per voi di subire una lesione, che può essere anche importante è reale.
  • L’altro grande mito da sfatare è:  “Gli metto le mani in bocca, gli tiro fuori la lingua perché se no inghiottiscono la lingua”. La lingua non va da nessun parte, nella peggiore delle ipotesi se la mordono. Quindi come primo aspetto è la sicurezza dei proprietari in assoluto e anche del cane.
  •  Proprietari che lanciano secchiate d’acqua al cane. No! Non dovete fare niente.
  •  Se il cane è per terra e sta sbattendo la testa contro il pavimento può essere utile mettere un cuscino sotto la testa del cane, questo sì!

Ovviamente se è per voi la prima volta, non avrete con voi ad esempio le sostanze come il diazepam, che si utilizzano per fermare la crisi epilettica. Quindi di fatto cercate di mettere in sicurezza il paziente, il vostro animale, e aspettate “che la crisi finisca”.

 

D.: Quanto dura mediamente la crisi epilettica? Dobbiamo cronometrarla?

R.: Normalmente le crisi epilettiche sono autolimitanti, quindi nella stragrande maggioranza dei casi sono crisi che durano circa 1 o 2 minuti. Diventa pericoloso per la vita del paziente quando la crisi non s’interrompe, quando oltrepassa i 2/3 minuti, allora in quel caso l’animale deve essere immediatamente caricato in macchina e portato nella prima struttura veterinaria vicina a voi. Un’altra cosa estremamente utile per il veterinario, che poi affronterà il problema del vostro cagnolino, è quello di capire esattamente quello che è successo durante questo episodio. La classica crisi epilettica è caratterizzata da un animale che perde coscienza, cade su un fianco e comincia ad avere delle contrazioni cosi dette  tonico-cloniche, quindi i famosi movimenti di pedalamento degli arti, perde urina, spesso può defecare e un’altra grande caratteristica è quella di sbavare  molto (scialorrea). Non tutte le crisi epilettiche sono così, quindi quando non c’è il classico pattern è utile avere un filmato, visto che tutti abbiamo ormai il cellulare, di 10/15 secondi da poter mostrare al vostro veterinario.

Faccia mo un esempio classico: crisi che comincia e che finisce da sola, di circa un minuto. iContattate il vostro veterinario e possibilmente portate il cane a visita, ovviamente se sono le 3 di notte andrete in un pronto soccorso. Non ignorate, anche se è solo una crisi perché comunque, qualsiasi sia il motivo per cui il vostro animale ha avuto una crisi epilettica, questo va indagato.

 

Riassumendo:

  • prima di tutto la vostra sicurezza,
  • la sicurezza del cane,
  • fare un piccolo video,
  • e poi contattare il vostro veterinario.

Se la crisi non è finita nell’arco di 2/3 minuti, non perdete tempo, caricate il vostro animale e portatelo nel centro ospedaliero veterinario più vicino a voi.

 

D.: Da cosa può essere causata la crisi epilettica nel cane?

R.: Un cane può avere crisi epilettiche per tantissime ragioni. Ricordatevi che le crisi epilettiche sono un sintomo, quindi non sono, quando definiamo crisi epilettica, una malattia. La crisi epilettica è un sintomo, un sintomo del fatto che c’è qualcosa che sta perturbando la normale funzione celebrale del vostro cane. Le crisi epilettiche sono un sintomo che può essere alla base di un disturbo metabolico, internistico oppure dell’assunzione di un tossico – la stricnina per esempio da crisi epilettiche – oppure una vera malattia, l’epilessia, che invece è un disturbo primario del cervello che porta allo sviluppo di crisi epilettiche.

Nel primo caso parliamo di crisi reattive, quindi abbiamo un cervello sano che reagisce ad uno stimolo esterno, come appunto l’ingestione di un tossico, la mancanza di zucchero, una malattia epatica, ecc.

Nel secondo caso invece è una malattia propriamente celebrale che porta allo sviluppo di crisi epilettiche.

Quindi nel momento in cui il vostro animale ha una crisi epilettica ed è la prima, ancora non sappiamo a quale di queste categorie apparterrà il nostro cane.

L’iter per capire che tipo crisi epilettica è:

R.: Il passaggio successivo sono gli esami del sangue. Se dagli esami del sangue si vedono alterazioni renali gravi, alterazioni epatiche gravi, piuttosto che una grave ipoglicemia, questo è un paziente che tenderà prima a seguire un iter internistico e solo successivamente, qualora venissero escluse tutte le cause internistiche, il seguente sarà un iter neurologico.

Per quanto riguarda invece l’iter neurologico, abbiamo degli step molto precisi:

  • esami del sangue,
  • visita neurologica, 
  • risonanza magnetica, che va a studiare come è il cervello del vostro cane: se è un cervello normale o se in risonanza magnetica vediamo delle lesioni che possono essere compatibili, ad esempio, con ictus, con lesioni emorragiche, sempre celebrali, con tumori, con meningiti, encefaliti, ecc.

Quando ci troviamo di fronte a una risonanza perfettamente normale, segue l’esame del liquido cefalorachidiano che è quell’esame particolare che ci dice se in corso o ci può essere un’infezione o un’infiammazione del cervello, le così dette meningoencefaliti.

 

Epilessia idiopatica e epilessia strutturale nel cane e nel gatto:

R.: Quando abbiamo una risonanza normale, l’esame del liquido cefalorachidiano normale e ci sono peraltro alcune caratteristiche di segnalamento particolari, parliamo di epilessia idiopatica dove il problema nasce proprio dalla funzione del neurone in sé. È una cellula celebrale che si attiva senza nessun motivo e quindi è solitamente un disordine funzionale del neurone.

Quando invece, durante la risonanza magnetica o grazie all’esame del liquido cefalorachidiano, vediamo che c’è qualcosa che non va, quindi la risonanza magnetica ci può far vedere un tumore, una massa, un infarto ischemico ovvero il classico ictus, che assolutamente colpisce anche i cani, piuttosto che una lesione emorragica o lesioni infiammatorie, in quel caso parliamo di epilessia strutturale: vuole dire che c’è un danno, un problema nel cervello ed è quel problema, quella malattia che come sintomo da le crisi epilettiche.

Questo è fondamentale perché distinguere tra epilessia idiopatica ed epilessia strutturale cambia molto, per esempio l’approccio terapeutico per tanti aspetti e ancora di più l’approccio prognostico, cioè cosa succederà al mio cane se ha un’epilessia idiopatica o se ha un’epilessia strutturale.

 

D.:  L’iter diagnostico è comunque sempre da fare?

R.: Questa è un’ottima domanda e la risposta che do costantemente ai proprietari è: se volete sapere che cos’ha il vostro cane, sì. Questo può sembrare lapidario, ma di fatto se volete delle risposte concrete bisogna arrivare alla diagnosi.

Diciamo così che sono tanti anni che in medicina veterinaria si studia l’epilessia e si cerca un consenso sia nell’approccio diagnostico che terapeutico. Ci sono delle linee guida che noi seguiamo e che ci dicono quando l’iter diagnostico è, possiamo dire, “obbligatorio”, fondamentale e quando è suggerito. Mi spiego: se io ho un cane di 3 anni che comincia ad avere crisi epilettiche a 3 anni di età, è magari un Labrador che all’esame neurologico non ha alcun problema e gli esami del sangue sono normali, questo è un cane che ha un’ottima probabilità di avere un’epilessia idiopatica, per cui in questo paziente ci sono livelli diagnostici diversi, si accetta che questo paziente venga classificato come epilettico idiopatico anche senza una risonanza magnetica. Vale a dire che quando ci basiamo su segnalamento, età d’insorgenza, esame neurologico normale, diciamo che questo è un paziente che ha un’epilessia idiopatica con una buona approssimazione. Ovviamente anche nel Labrador (perché vi parlo del Labrador? Perché sappiamo benissimo che il Labrador è una razza dove l’epilessia è su base genetica), anche qui se vogliamo la conferma, la strada è una risonanza magnetica che deve essere normale, l’esame del liquido cefalorachidiano che deve essere normale. Questo è il livello diagnostico definito TIR2 e addirittura si può arrivare anche al famoso TIR3 che prevede, oltre al primo passaggio e al secondo, anche un elettroencefalogramma che ci dice che c’è un focus epilettogeno. Quest’ultimo step in medicina veterinaria si fa solo in alcuni centri che normalmente sono centri universitari dove fanno ricerca, perché purtroppo non è un esame diagnostico semplice da effettuare nel cane.

 

Quando la risonanza magnetica e il liquor sono fondamentali?

R.: Quando si esce da alcune regole, da alcune caratteristiche che sono:

  • Età d’insorgenza prima dei 6 mesi e dopo i 6 anni di età. In questo caso è fondamentale avere una risonanza magnetica perché si è visto che prima dei 6 mesi e dopo i 6 anni di età è molto più probabile avere un’epilessia strutturale che non idiopatica.
  • Se l’animale esordisce o ha crisi epilettiche così dette “a grappolo”, quindi più crisi in un giorno o esordisce con uno stato epilettico cioè con una crisi che dura più di 5 minuti.
  • Quando un animale ha già un sospetto di epilessia idiopatica, ma è refrattario alla terapia.

Questi sono tutti casi in cui assolutamente l’iter diagnostico è fortemente consigliato, se non “obbligatorio”.

 

D.: La terapia invece si fa sempre? Quando si fa? Ci sono delle indicazioni?

R.: Se c’è un’epilessia strutturale, e quindi dobbiamo avere la diagnosi, le crisi epilettiche vanno trattate sempre con l’antiepilettico, anche se l’animale ha fatto una sola crisi e qui introduciamo l’altro concetto: abbiamo un animale con epilessia idiopatica, in questo caso si comincia la terapia solo quando il paziente ha almeno due crisi in 6 mesi. Quindi se il vostro cane ha una crisi all’anno, non è un cane da mettere in terapia. In realtà, anche qui esattamente come il protocollo diagnostico, ci sono delle linee guida su quando cominciare la terapia molto precise che sono:

  • la prima ve l’ho già svelata, se l’animale ha un’epilessia strutturale, basta una crisi perché quel paziente debba ricevere l’antiepilettico;
  • in caso di epilessia idiopatica invece si comincia la terapia solo se abbiamo 2 o più crisi in 6 mesi;
  • se, anche in corso di epilessia idiopatica, il paziente ha dei cluster o crisi a grappolo. Può avere anche crisi una volta l’anno, ma se in quella volta all’anno ha 3 crisi in un giorno merita la terapia;
  • stesso discorso se ha esordito con uno stato epilettico, perché il cluster e lo stato epilettico possono essere pericolosi per la vita dell’animale in quanto una crisi che dura più di 5/10 m. può portare a danni encefalici irreversibili e alla morte.
  • Quando abbiamo tante crisi in un giorno perché, se non vengono sfermate, può subentrare successivamente uno stato epilettico.
  • Un altro motivo per cominciare la terapia antiepilettica, indipendentemente dal numero di crisi durante l’anno, è se l’animale ha uno stato post-ictale estremamente lungo o può essere aggressivo. Cos’è lo stato post-ictale: è quello che segue immediatamente la crisi, che può essere più o meno lungo, possono essere 10/15 m. fino a 48/72 ore, in cui l’animale si comporta in maniera strana, diversa dal solito, può essere spaventato, può essere aggressivo, può essere cieco momentaneamente, può girare confuso per casa. Quindi se questo stato post-ictale è particolarmente lungo o se l’animale in questo periodo è aggressivo, allora anche in quel caso, anche se è una crisi all’anno, è necessaria la terapia.
  • L’ultimo motivo per cominciare la terapia è se c’è un trend in diminuzione del periodo inter-crisi. L’animale comincia con una crisi all’anno, dopo 2 anni la crisi diventa ogni 9 mesi, poi diventa ogni 6 mesi, li si vede già un trend in peggioramento e quindi non è saggio aspettare che abbia più di 2 crisi ogni 6 mesi per cominciare la terapia. Questo è un paziente che già la merita.

 

D.: Quali sono i farmaci antiepilettici che di solito si usano per il cane?

R.: Non approvo e non consiglio la terapia omeopatica perché abbiamo visto arrivare pazienti trattati con farmaci omeopatici veramente disastrosi. Se c’è una forte intensità di crisi, quindi un numero alto di crisi nei pazienti epilettici, è fondamentale cominciare la terapia più corretta il prima possibile perché, nel momento in cui si ritarda l’inizio della terapia, ci ritroviamo a dover gestire epilessie molto più complesse e che più difficilmente rispondono ai farmaci.

Ci sono diversi farmaci a disposizione per il trattamento delle crisi epilettiche nel cane. Il primo che si utilizza sempre, perché è quello con maggiore evidenza scientifica per quanto riguarda l’efficacia, è Fenobarbitale, segue Imepitoina. Il secondo farmaco che eventualmente si aggiunge a questi è il Bromuro di Potassio, altri farmaci sono il Levetiracetam, Pregabalin, Gabapentin ecc. Non a caso vi ho dato questa lista, partendo dai primi due e in particolare il Fenobarbitale sono i farmaci di prima linea, di prima scelta, successivamente gli altri.

 

D.: I farmaci antiepilettici hanno però degli effetti collaterali, giusto?

R.: Ogni farmaco antiepilettico ha degli effetti collaterali. Tutti. I principali sono che nei primi periodi di terapia l’animale può sembrare più sonnolento, può essere scoordinato, soprattutto con il Fenobarbitale e con il Bromuro di Potassio aumenta moltissimo la fame, aumenta molto la sete e di conseguenza sono animali che berranno di più e urineranno di più, anche in maniera molto importante per i proprietari. Ci sono proprietari che ci dicono “Ah dottoressa il mio cane, non è mai successo, adesso mi fa pipì per tutta casa”. Ahimè è normale. Solitamente questi effetti collaterali tendono ad essere molto evidenti e molto importanti nei primi 15 giorni della terapia, parlo del Fenobarbitale, e poi pian piano tenderanno a scemare. Non l’appetito ecco! L’appetito no! Questi purtroppo sono cani che mangiano, come si suol dire, anche “i portoni dell’inferno”! quindi bisogna stare attenti a non eccedere con l’alimentazione.

 

D.: Esiste anche la possibilità di una dieta che possa aiutare a ridurre le crisi epilettiche?

R.: Ultimamente avrete sicuramente sentito parlare della dieta chetogenica anche per i cani per la gestione delle crisi epilettiche. Cominciano ad esserci degli studi piuttosto sostanziosi e sembra che un certo effetto queste diete lo abbiano. Attenzione perché attualmente è stato provato l’approccio dietetico solo in pazienti definiti “refrattari”, cioè che non rispondono o che mal rispondono alla terapia farmacologica. Questo vuol dire che la dieta non deve mai essere un sostituto alla terapia, ma può dare un aiuto. Quindi un certo grado di risposta, un maggior controllo delle crisi con queste diete definite “chetogeniche”, che sono diete che contengono acidi grassi particolari, amidi a catena, sembra che effettivamente un po’ possano aiutare, ma sempre con un approccio che possiamo chiamare “multimediale”: farmaco e dieta.

 

D.:  Epilessie refrattarie che non rispondono bene ai farmaci e  razze predisposte?

R.: L’epilessia colpisce tutte le razze canine, anche i meticci. Si è visto però che in alcune razze c’è un’incidenza di epilessia idiopatica più alta rispetto ad altre. Tanto per fare dei nomi, citiamo il Labrador, il Setter inglese, il Border collie, il Pastore australiano, il Barboncino, il Pastore belga, il Pastore Tedesco, di sicuro ad esempio l’Eurasier, in Italia ne vediamo pochissimi, ma è una razza in cui l’epilessia ce n’è, come se ne vedono molti in Austria, in Svizzera ad esempio il Grande Bovaro svizzero. Ce ne sono tante di razze in cui l’epilessia è ben descritta. Di sicuro ce ne sono alcune come il Border collie e il Pastore australiano che veramente ci danno tanto da fare, tanta preoccupazione, sono razze in cui vediamo epilessie idiopatiche davvero severe, quindi tante crisi in un mese, molto spesso esordiscono con cluster, con stati epilettici e sono anche epilessie che dal punto di vista terapeutico sono veramente delle sfide perché sono magari pazienti che assumono 3 o 4 farmaci e nonostante tutti questi farmaci epilettici il controllo delle crisi non è certo ottimale.

eurasier

D.: Qual è l’obiettivo della terapia antiepilettica, ci aspettiamo zero crisi?

R.: Questo è un altro punto molto discusso dalla task force internazionale sull’epilessia, ed è proprio volto a definire quale è il successo terapeutico. Anche qui non è facile perché abbiamo pazienti che arrivano con una crisi ogni 6 mesi, pazienti che arrivano con una crisi alla settimana. Cosa si intende per “successo terapeutico”: prima veniva definito come “il farmaco deve triplicare il periodo inter-crisi”. È ovvio che se il mio cane ha una crisi al giorno, triplicare il periodo inter-crisi diventa ogni 3 giorni, non è sufficiente. È quindi diverso: se prendiamo i due pazienti di prima, quello che ha una crisi all’anno gli do il farmaco e ne ha una ogni 3 anni, andiamo benissimo, quindi lui è un responder, lo stesso discorso non vale per uno che ne ha una al giorno e diventa ogni 3 giorni, ma è ovvio che sono due pazienti completamente diversi. Anche se il secondo è un responder alla terapia, non è sufficiente. Quindi per “successo terapeutico” intendiamo: triplicare il periodo inter-crisi, ma con l’obiettivo ideale di ottenere una crisi ogni 3 mesi. Possiamo avere pazienti che grazie alla terapia non hanno più crisi, anche qui a seconda sicuramente delle razze, e diciamo che la totale remissione avviene in un circa 20/25% di pazienti, molto bassa. L’altro obiettivo, che viene definito “obiettivo secondario”, quindi parziale risposta, è se comunque riusciamo quantomeno a raddoppiare il periodo inter-crisi. Di fatto la terapia antiepilettica ha lo scopo principale di allungare il periodo tra una crisi e l’altra e, altre grade obiettivo, non avere cluster.

Quello che noi neurologi vogliamo è una crisi singola, magari ogni 2 mesi: questo è il sogno di ogni neurologo.

pastore australiano e crisi epilettiche

Il Pastore australiano è predisposto ad epilessia refrattaria

D.: È sempre sbagliato sconsigliare la terapia antiepilettica? Bisogna sempre farla?

R.: ll punto, per rispondere a questa domanda, è sempre la frequenza delle crisi. Certo è che se io vedo un paziente che ha una crisi all’anno, non c’è motivo di prescrivere la terapia, perché bisogna sempre fare un bilanciamento tra pro e contro. Una crisi singola di breve durata verosimilmente ha poche probabilità di creare un danno importante al paziente. Mettendo sul piatto della bilancia “ho una crisi e gli do una terapia che è per tutta la vita e che ha degli effetti collaterali”, questa bilancia pende a favore “gli lascio una crisi una volta all’anno e non ho gli effetti collaterali degli antiepilettici”. Se invece questo paziente ha una crisi ogni 3 mesi, merita la terapia perché non dimentichiamoci che se io tardo a trattare un paziente epilettico avrò un’epilessia più complessa nel momento in cui comincia la terapia. Quindi la risposta, riprendendola dal consensus della task force sull’epilessia, è: tratto se il numero di crisi è superiore a 2 ogni 6 mesi. Inferiore a questo numero, sempre se non siano cluster o stati epilettici, non tratto.

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crisi epilettica nel cane

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