Cari proprietari oggi parliamo dei protozoi intestinali molto comuni nei nostri amici a quattro zampe: i coccidi nel cane e nel gatto.

Cosa sono i coccidi nel cane  e nel gatto?

I coccidi sono dei protozoi (quindi parassiti formati da una sola cellula), sono endocellulari obbligati, questo significa che per replicarsi devono penetrare all’interno di una cellula. I coccidi intestinali replicano all’interno degli enterociti (cellule intestinali). Quando si parla di coccidi, solitamente, si fa riferimento a due principali generi, che sono:

  • Eimeria: coccidi degli animali da reddito (erbivori + suino)
  • Cysto-isospora: coccidi dei carnivori, sono quelli che ritroviamo in cane, gatto, suino e uomo

coccidi nel cane e nel gatto

Come prendono i coccidi?

Il cane e il gatto si infettano in due modi:

  • mangiando le oocisti sporulate presenti nell’ ambiente, che possono contaminare terreni, piante, alimenti e acqua, oppure per coprofagia (mangiando direttamente le feci di altri animali).
  • mangiando ospiti paratenici: gli ospiti paratenici sono animali che si infettano per errore, in questi il parassita non compie nessuno sviluppo (a differenza dell’ospite intermedio in cui avviene una muta) ma permette che il parassita rimanga vivo, vitale ed infettante (diciamo che lo “conserva”). Tra gli ospiti paratenici più comuni ci sono i roditori.

 

 

Cosa succede nell’intestino in corso di coccidiosi?

Una volta ingerita l’oocisti sporulata (matura), all’interno dell’intestino dell’animale si hanno due fasi, alle quali segue una terza fase che si verifica però in ambiente esterno.

  • Fase schizogonica: i coccidi si moltiplicano all’interno degli enterociti (cellule intestinali), quando diventano numerosi, rompono la cellula e fuoriescono per andare ad infettarne un’altra.
  • Fase gametogonica: avviene nell’intestino ma non comporta la distruzione delle cellule intestinali. Si formano le oocisti immature, che vengono eliminate con le feci. Le oocisti sono una forma di coccidio in grado di resistere nell’ambiente esterno.
  • Sporulazione: avviene nell’ambiente, si tratta della maturazione delle oocisti; queste oocisti appena eliminate non sono in grado infettare l’animale che le ingerisce, necessitano di alcuni giorni nell’ambiente per poter diventare infettanti (oocisti sporulata).
coccidi nel cane e nel gatto

In questa immagine viene rappresentato il ciclo dei coccidi

Quali sono i sintomi dei coccidi nel cane e nel gatto?

Molto spesso, nel gatto e nel cane adulto le infezioni possono decorrere senza la manifestazione di sintomi, i quali sono invece più evidenti nei cuccioli. Quando presenti, i sintomi sono legati alla distruzione delle cellule intestinali; soprattutto nel cane, ma anche nel gatto, si possono notare:

  • diarrea acquosa, talvolta con presenza di sangue,
  • prolasso rettale e dolore durante la defecazione (quando la diarrea è molto intensa),
  • aumento della sete,
  • abbattimento (ricordate che i cuccioli sono normalmente vivaci, quindi vedere un cucciolo poco attivo e stanco non è normale),
  • perdita di peso o scarso accrescimento nei cuccioli,
  • Normalmente non è presente la febbre, tuttavia, la coccidiosi può predisporre all’insorgenza di infezioni soprattutto a carattere batterico, in questi casi, quindi, si può avere febbre.
libro di amica veterinaria

 

Come si fa diagnosi di coccidi nel cane e nel gatto?

La diagnosi si fa con l’esame delle feci, si ricercano le oocisti, le quali sono molto piccole (circa 0,02-0,04 millimetri) quindi si possono vedere solo al microscopio. Il problema principale della diagnosi è legato alle tempistiche di eliminazione delle oocisti perché il periodo di incubazione è minore rispetto al periodo di prepatenza. Ricordando che:

  • Periodo incubazione: è il tempo che intercorre tra l’infezione (ingestione oocisti sporulate) e la comparsa dei sintomi.
  • Periodo di prepatenza: è il tempo che intercorre tra infezione e il momento in cui si possono ritrovare le oocisti.
coccidi nel cane e nel gatto

Ecco come appaiono le oocisti di coccidi al microscopio

Com’è il ciclo biologico dei coccidi?

Per capire meglio la difficoltà del veterinario bisogna soffermarsi sul ciclo biologico di Cysto-isospora; come precedentemente detto, i coccidi distruggono le cellule intestinali durante la fase schizogonica (quindi durante questa fase si iniziano ad avere i sintomi), le oocisti però vengono eliminate dopo la fase gametogonica, quindi più tardivamente, di conseguenza, quando l’animale viene portato in visita perché ha già i sintomi, il veterinario potrebbe non trovare le oocisti nelle feci.  (NB: la durata delle fasi dipende dalla specie di cysto-isospora). I sintomi della coccidiosi sono comuni a moltissime malattie, per cui spesso sono necessari esami collaterali che vadano ad escludere le altre possibili cause.

coccidi

Immagine schematica volta alla comprensione del rapporto tra periodo di incubazione e prepatenza, i giorni non sono indicativi e non rispecchiano il reale decorso della malattia.

La coccidiosi del cane e del gatto è trasmissibile all’uomo?

No, i coccidi sono dei parassiti specie-specifici, questo significa che ogni specie animale ha i suoi coccidi che non possono essere trasmessi né dagli animali all’uomo, e nemmeno tra animali di diverse specie. L’uomo ha i suoi coccidi e si infetta per ingestione di oocisti sporulate presenti in alimenti o acqua contaminati.

Esiste una cura per i coccidi di cane e gatto?

La terapia delle coccidiosi si basa sull’utilizzo di alcuni antibiotici specifici. Visto il sempre più crescente problema legato all’antibiotico resistenza è essenziale che sia il veterinario a prescrivere quello più adatto e che vengano rispettati quantità, orari e numero di giorni prescritti; non bisogna MAI interrompere il trattamento prima del tempo previsto (salvo consultazione del medico veterinario). Nei casi gravi può essere necessario ricoverare l’animale per reidratarlo adeguatamente.

 

La coccidiosi quanto dura?

I tempi di guarigione sono variabili e dipendono da vari fattori come:

  • la specie di coccidio,
  • l’età e lo stato di salute dell’animale,
  • la presenza di reinfezioni.

Esiste una cura naturale?

L’unico rimedio riconosciuto scientificamente è la somministrazione degli antibiotici, possono però essere molto utili degli accorgimenti da adottare contemporaneamente. La somministrazione di farmaci antibiotici potrebbe comportare un’alterazione della flora microbica intestinale già messa a dura prova dall’infezione del protozoo, quindi in questa fase bisogna curare particolarmente l’alimentazione:

  • garantire l’equilibrio nutrizionale con una dieta bilanciata,
  • evitare di “allungare cibo dal tavolo”,
  • evitare cambi repentini di alimentazione,
  • garantire la disponibilità costante di acqua,
  • eventualmente il veterinario può decidere di fornire un supporto con fermenti lattici.

 

Come evitare il contagio e la diffusione dei coccidi?

  • Raccogliere e smaltire adeguatamente le deiezioni dei propri animali.
  • Pulire la lettiera dei gatti giornalmente con acqua calda e detergenti,
  • Effettuare gli esami delle feci periodicamente rispettando le tempistiche consigliate dal proprio medico veterinario. Gatti che escono e cani che frequentano aree comuni (canili, aree di sgambamento) dovrebbero effettuare l’esame delle feci più volte all’anno,
  • Nel gatto, bisogna prestare attenzione ai cuccioli durante lo svezzamento. Come abbiamo già visto, gli animali possono infettarsi mangiando gli ospiti paratenici; durante lo svezzamento, capita spesso che la mamma gatta porti ai suoi cuccioli delle prede (ad esempio ratti) per stimolare l’istinto predatorio dei suoi cuccioli, se la preda in questione alberga i coccidi può fungere da veicolo per l’infezione dei cuccioli (NB: bisogna ricordare che i cuccioli sono quelli che manifestano la sintomatologia più severa).

 

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