Cari proprietari oggi abbiamo come ospite la collega Marta Cristofaro che ci parlerà della chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto, una grave complicanza del diabete mellito.

Marta Cristofano

Laureata a Perugia nel 2016. Da subito ha fatto un percorso post laurea presso la Clinica CMV di Varese facente parte del gruppo ANICURA dove poi ha continuato ad esercitare la sua professione per 4 anni. Da pochi mesi vive a Trieste, si occupo di Medicina d’Urgenza e Medicina Interna . Sta per portare a termine il MASTER IN MEDICINA INTERNA DEL CANE E DEL GATTO presso l’Università di Parma.

Che cos’è la chetoacidosi diabetica nel cane?

La chetoacidosi diabetica, nota in medicina con l’acronimo inglese DKA , è una condizione patologica grave caratterizzata dalla eccessiva produzione di corpi chetonici dall’organismo in seguito ad un aumento persistente nel tempo della glicemia. Questa condizione  “intossica” l’organismo e può portare a morte. Il meccanismo che ne sta alla base è la carenza parziale o assoluta di insulina che è responsabile della ridotta capacità dei tessuti di utilizzare il glucosio.

 

Quali sono le cause di chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto?

La causa di chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto è il diabete (diabete mellito). Un diabete non diagnosticato prontamente o un diabete curato in modo inadeguato può portare a questa grave complicanza.

Quali sono i sintomi della chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto?

Cani e gatti con chetoacidosi diabetica vengono portati in visita tipicamente per:

  • depressione del sensorio da qualche giorno ( la frase tipica del proprietario è “lo vedo strano, assente”),
  • vomito,
  • inappetenza,
  • aumento della sete.
  • nei casi più gravi i pazienti possono arrivare in uno stato di shock.
libro

 

Come si fa diagnosi di chetoacidosi diabetica?

In seguito alla visita clinica, gli esami principali da eseguire per fare diagnosi sono due:

  • l’emogasanalisi
  • la misurazione dei corpi chetonici.

Con un unico prelievo possiamo fare entrambe le analisi e nello specifico: L’emogas ci permette di valutare lo stato acido-base del sangue, la glicemia e gli elettroliti. La valutazione dei chetoni sul siero si può eseguire facilmente invece mediante l’utilizzo delle striscette reattive colorimetriche.

Quali sono i reperti di laboratorio tipici della chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto?

Un emogasanalisi tipico di un paziente con chetoacidosi diabetica è caratterizzato da un’ acidosi metabolica (da moderata a grave) e da uno stato di iperglicemia (spesso con valori di glicemia molto al di sopra dei range di riferimento, nel gatto arriviamo anche ad avere glicemie di 600-700mg/dl). La misurazione dei chetoni (normalmente non presenti nel sangue, se non in minime tracce) sarà positiva.

Esiste una cura per la chetoacidosi diabetica del cane e del gatto?

La chetoacidosi diabetica è una condizione patologica grave che, quando diagnostica, ha bisogno di un intervento rapido mirato alla risoluzione del problema. I pazienti con dka sono pazienti instabili, che necessitano di un ricovero in terapia intensiva e di iniziare una terapie al più presto.

chetoacidosi diabetica nel cane

In cosa consiste la terapia della chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto?

La terapia iniziale in un paziente in chetoacidosi diabetica ha l’obiettivo di stabilizzare un paziente instabile. Un’ appropriata terapia con fluidi è fondamentale inizialmente per correggere lo stato di disidratazione e mantenere una pressione e una perfusione dei tessuti adeguata, soprattutto a carico del rene. Solo in seguito, parliamo di poche ore dopo, verrà improntata una terapia a base di insulina in infusione continua e glucosio per favorire l’utilizzo del glucosio e dei corpi chetonici da tutti gli organi.

Quanto è importante il monitoraggio intensivo di questi pazienti?

Il monitoraggio di questi pazienti è fondamentale per modulare la terapia in base all’andamento clinico e agli esami. La terapia viene “cucita” sul paziente, seguendo le linee guida, e non è per tutti uguale. Importante è soprattutto visitare il paziente costantemente in modo da avere i parametri vitali sempre sotto controllo ed eseguire degli emogas ogni 4- 6 ore, negli stati iniziali.

Quali sono le possibilità di sopravvivenza?

La chetoacidosi diabetica è una tra le patologie più difficile da gestire. La probabilità di sopravvivenza è un fattore legato a molteplici aspetti: primo fra tutti la tempestività nella diagnosi, poi l’eventuale presenza di malattie concomitanti e la reazione dell’organismo alle terapie che andremo a somministrare. Per quest’ultimo motivo la prognosi è sempre riservata per le prime 12-24 ore.

 

Se il cane supera la chetoacidosi poi può avere una vita normale?

Un cane che supera una chetoacidosi diabetica sarà un paziente diabetico che necessiterà di terapia con insulina probabilmente per il resto della propria vita. Sarà un paziente che avrà bisogno di monitoraggi frequenti nel tempo e potenzialmente di modificare la terapia insulinica spesso nel tempo. La qualità di vita del cane dipende strettamente dall’attenzione e dalle cure del proprietario. La maggior parte dei cani diabetici conduce una vita normale.

E il gatto?

Nel gatto, a differenza di quanto accade nel cane, può verificarsi la remissione del diabete. Per questo motivo in questa specie è ancora più importante presentarsi ai controlli clinici, anche se apparentemente il gatto ci sembra stare bene.

chetoacidosi diabetica nel cane e nel gatto

Come prevenire la chetoacidosi se il mio animale è diabetico?

Importante seguire le indicazioni del proprio veterinario. Effettuare delle curve glicemiche periodiche (quindi delle misurazioni seriali della glicemia nell’arco della giornata) è importante per capire come il paziente risponde alle terapie e modularla di conseguenza. Le curve glicemiche possono essere fatte comodamente a casa mediante l’utilizzo di glucometri portatili o con dei nuovi sistemi che prevedono l’applicazione di un sensore sottocutaneo che inviano le letture direttamente ad una app installata sullo smartphone del proprietario.

 

E se invece non è diabetico può succedere lo stesso?

Solo l’animale diabetico può avere come complicanza la chetoacidosi e quindi il primo step è  osservare l’animale quotidianamente e segnalare al veterinario nuove abitudini o sintomi clinici che prima non c’erano e che possono ricondurre al diabete mellito. La diagnosi di diabete ai primi sintomi e l’inizio tempestivo della terapia previene la condizione più grave.

A quali segnali devo dare importanza?

I segni clinici che possono farci sospettare un diabete sono: l’aumento della sete (classicamente il paziente diabetico è un paziente che inizia a “svuotare le ciotole” quindi noteremo che rispetto a prima abbiamo bisogno di riempire l’acqua più spesso nell’arco della giornata) e l’aumento della frequenza di urinazione. Negli stadi più avanzati anche il dimagrimento progressivo è un potenziale campanello di allarme.

Grazie Marta per tutte queste informazioni, sono sicura che saranno utilissime ai lettori di Amica Veterinaria.

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ipertiroidismo nel gatto

 

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