Accanimento terapeutico ed eutanasia nel cane e nel gatto

Cari proprietari di pet oggi purtroppo l’argomento è triste….sono appena tornata dal lavoro dopo essere stata ancora una volta testimone di un inspiegabile accanimento terapeutico. Testimone perché io in quanto anestesista sono spettatrice delle decisioni dei miei colleghi medici curanti.

La riflessione è d’obbligo.

In medicina veterinaria a differenza dell’umana abbiamo il “lusso” di poter ricorrere all’eutanasia. Lo chiamo lusso perché assistere al lento spegnimento di un essere vivente tra atroci sofferenze è un esperienza che non consiglio a nessuno. Morire tra sangue, vomito o feci e urina e spesso provando anche dolore non è una esperienza che vorrei per me e tanto meno per le persone che amo. Idem per gli animali. Anzi a maggior ragione per gli animali che non capiscono perché sono lontano da casa in un ambiente ostile dove continuamente dei perfetti estranei li toccano, li sforacchiano ecc…




 

Ma cosa si intende per accanimento terapeutico ?

Per accanimento terapeutico io intendo cure estremamente invasive e impegnative sia per l’animale che per il proprietario (anche dal punto di vista economico) senza nessuna possibilità di guarigione o miglioramento dello stato clinico del paziente. Vi faccio un esempio: Gatto di 16 anni con tumore ulcerato alla base della lingua. Il gatto ha dolore, non si alimenta più e non può leccarsi e pulirsi. Si presenta in visita estremamente magro, emaciato, debole, pelo arruffato, bava alla bocca perchè non può deglutire. In questo caso era stato proposto al proprietario che non voleva rassegnarsi un sondino esofageo per alimentarlo forzatamente! Che senso ha? Lo alimenti e aspetti che muoia soffocato quando il tumore è troppo grande? Non consideriamo il dolore che può sentire questa povera bestia! In questo caso bisogna prendere il coraggio di porre fine alle sue sofferenze. Di situazioni similari ne potrei citare centinaia. Sopratutto i pazienti oncologici sono vittima di accanimento terapeutico.

accanimento terapeutico o eutanasia sono decisioni difficili.

Quali fattori bisogna considerare?

La qualità di vita del paziente in primis:

Con malattie che necessitano di terapie anche costose e magari a vita però il paziente fa una vita felice e decorosa è giusto provare a curarlo e salvarlo. Esempi pratici sono l’epilessia, il diabete, l’insufficienza renale, anche il cane con le rotelle (cioè paralizzato può essere felice se ovviamente il proprietario si prende l’impegno di accudirlo a dovere). Tutto ciò che invece non è dignitoso ad esempio alimentazione forzata a vita, animale in decubito senza nessuna possibilità di riprendere a muoversi, incapacità di relazionarsi con l’ambiente e il mondo circostante è a mio parere accanimento terapeutico.




 

Le possibilità di ripresa:

Cercate la risposta alla domanda  “che miglioramento posso aspettarmi?” “può guarire?” “può avere una buona qualità di vita per il futuro? Esempi pratici: il cane avvelenato se riesce a superare le cure intensive torna come prima e avrà una vita lunga e felice quindi ha senso provarci, anche il cane con un tumore se operato può guarire e tornare come prima o perlomeno possiamo provarci.

L’età del paziente:

Su pazienti molto anziani perde un po’ di significato cercare di posticipare l’inevitabile.

Considerazioni di tipo economiche: 

Anche se presi dalla disperazione perché avete appena scoperto che il vostro amico sta male dovete porvi la domanda costo-beneficio! Per intenderci se il vostro cane ha 15 anni e vi propongono di operarlo a un tumore che ha già metastatizzato e la spesa è di 2000 euro pensate a quanto potrà vivere ancora e a come passerà quello che gli resta da vivere! Poi decidete secondo coscienza.

Non c’è mai una risposta giusta o sbagliata perché dipende sempre da ognuno di noi. Ho conosciuto persone ricche e facoltose che hanno speso migliaia di euro per prolungare la vita del loro compagno di 16 anni  di 10-15 giorni (scelta comunque discutibile pensando a tutti i cani che soffrono nei canili, piuttosto è meglio darli in beneficenza e risparmiare al sedicenne dieci giorni di agonia, ma è la mia opinione e non conta).

Poi ho conosciuto un padre di famiglia di 5 figli  che in lacrime  di fronte alla cagnona di 7 anni in torsione gastrica ci ha accettato il preventivo per la lavanda gastrica (500 euro)ma non poteva permettersi l’intervento (2000 euro) perché doveva scegliere tra il cane e dar da mangiare ai figli (ps: per fortuna la cagna si è detorta con il solo sondaggio, non ha recidivato e si è salvata! Che fortuna!)

Prima di essere veterinaria sono una proprietaria di animali anch’io, e li amo alla follia lo giuro. La loro perdita è dolorosissima ma quando stanno male siamo noi che dobbiamo decidere per loro e questo spaventa molte perone o fa perdere lucidità.




 

La decisione è sempre vostra:

Quando un proprietario poco lucido ha un animale con una grave patologia terminale e incontra un veterinario compassionevole oppure troppo empatico che non ha il coraggio di mettere il proprietario di fronte all’evidenza ecco che si crea il mix perfetto per portare la povera bestia a una lenta agonia e il proprietario a spendere una barca di soldi inutilmente.

La decisione aspetta voi, sempre e solo a voi!

Spero che le mie parole vi aiutino a soppesare i pro e i contro in momenti comunque emotivamente difficili…

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