Lo shunt porto-sistemico nel cane e nel gatto!

Cari proprietari oggi parliamo di una patologia che spesso sfugge a una diagnosi tempestiva ma che se diagnosticata in tempo può essere spesso risolta con guarigione completa del paziente: lo shunt porto-sistemico.

Questa patologia colpisce sia il cane che il gatto.

Cosa si intende per shunt porto-sistemico?

Con il termine shunt si indica comunicazione anomala tra due vasi che dovrebbero essere separati. In questo caso lo shunt è tra lavena (la vena Porta è quella che raccoglie l’80% del sangue che proviene dagli organi addominali, con lo scopo di portarlo al fegato, depurarlo dalle sostanze tossiche e rilasciare il sangue ripulito nella circolazione sistemica, tramite la vena cava) e il circolo venoso sistemico.

Ciò significa che il sangue portale, non ancora depurato dal fegato, raggiunge direttamente il circolo sistemico con tutte le sostanze tossiche in esso contenuto. Inoltre c’è da considerare che il sangue portale trasporta al fegato il 50% dell’ossigeno necessario, quindi mancando questo ossigeno, ecco che il fegato non riesce a crescere correttamente e appare diminuito.

Tipi di shunt portosistemico

Fondamentalmente distinguiamo due tipi di shunt portosistemico, ognuno con le sue cause primarie:

Shunt portosistemico intraepatico (congenito cioè è presente fin dalla nascita ed è dovuto a un anomalo sviluppo del feto).

In questo caso la fusione dei due vasi avviene all’interno del tessuto epatico e in realtà formata da una rete di vasi che comuicano fra loro.

  • Non operabile
  • Anomalia vascolare congenita, tipica dei cani di taglia grande come il Pastore Tedesco, il Labrador, il Doberman
  • Questa forma è rarissima nel gatto

Shunt portosistemico extraepatico (congenito)

In questo caso lo shunt è formato da un singolo vaso anomalo di comunicazione ben evidente all’esterno del tessuto epatico che collega la vena Porta al circolo sistemico quindi facile da raggiungere.

  • Operabile
  • Anomalia vascolare congenita, tipica dei cani di piccola taglia come il Bassotto, il Barboncino, lo Yorkshire, Pinscher, Jack Russel ecc.
  • Forma più frequente nei gatti

Shunt portosistemico acquisito (causato da malattia degenerativa del fegato):

  • La forma acquisita è associata ad ipertensione portale ed è provocata da cirrosi epatica o da fibrosi.
  • In età adulta.
  • Non operabile.

Quali sintomi vi devono insospettire?

Di solito il vostro cucciolo ha 3-4-5 mesi quando vi accorgete che qualcosa non va, di solito è più piccolo e meno vivace dei fratelli (se avete occasione di conoscerli).

  • crescita stentata;
  • perdita di peso;
  • intolleranza ad anestetici e sedativi;
  • encefalopatia epatica (letargia, depressione, atassia, disorientamento,cecità apparente, incoordinazione, depressione del sensorio, coma e crisi convulsive);
  • problemi gastroenterici (anoressia, pica, ptialismo soprattutto nel gatto, vomito, diarrea);
  • poliuria;
  • polidipsia.

Una caratteristica dei sintomi è che si acuiscono dopo il pasto quando i prodotti di scarto del metabolismo aumentano in circolo (anche se non è sempre così).

Cosa farà il veterinario?

Innanzitutto quando si presenta un cucciolo con questi sintomi, a maggior ragione quelli neurologici, il sospetto di shunt sorge spontaneo!

Ovviamente il vostro veterinario per arrivare aa una diagnosi di shunt (o per escluderlo) incomincerà con il fare esami del sangue specifici quali ad esempio acidi biliari pre e post prandiali.

Una volta in possesso dei risultati degli esami del sangue è comunque consigliabile fare un’ ecografia addominale completa.

Ricordatevi che però l’ecografia addominale ancora una volta può dare dei falsi negativi (causati dalla scarsa collaborazione del paziente, aria nello stomaco, inesperienza dell’operatore). Di solito l’ecografia evidenzia se non lo shunt almeno un fegato molto piccolo. Dopo di che l’ultimo stadio diagnostico è l’angiotac. Cioè una tac con mezzo di contrasto che riesca a evidenziare il flusso sanguigno attraverso lo shunt.

 

Approfondimento:

Gli acidi biliari (acido colico e chenodesossicolico) sono sintetizzati dal fegato a partire dal colesterolo e successivamente coniugati con la taurina o glicina, solfati o gluconato per essere poi escreti nella bile come sali. Essi sono fra i maggiori costituenti della bile, responsabili quindi della digestione di lipidi e vitamine. In seguito all’emulsione dei grassi ed al loro assorbimento gli acidi biliari in gran parte sono riassorbiti a livello di intestino e circa il 5%, eliminati con le feci. Una volta ritornati al fegato grazie al circolo portalericominciano il ciclo e vengono quindi escreti nuovamente con la bile. Solo una piccolissima parte sfugge al circolo enteroepatico nei pazienti sani e questa quota viene successivamente eliminata con le urine. Un aumento degli acidi biliari in circolo può quindi verificarsi in corso di patologia epatica per

  • riduzione massa e/o della funzionalità epatocellulare
  • alterazione del circolo enteroepatico per diminuito flusso portale al fegato
  • ostruzione del flusso biliare all’intestino.

 La misurazione degli acidi biliari nei pazienti in cui si sospetta un’alterata funzionalità epatica può essere effettuata sia sul siero (SBA) che nelle urine (UBA). La determinazione su siero viene inizialmente eseguita a digiuno. Per aumentare la sensibilità del test si effettua una misurazione successiva a due ore da un pasto sufficientemente ricco di lipidi e proteine per stimolare la contrazione della colecisti. La valutazione degli SBA pre e post prandiali complessivamente presenta una specificità e sensibilità dell’80-90% per la maggior parte delle patologie epatiche con valori ancora superiori per le patologie vascolari, anche se la sola misurazione non consente di differenziare il tipo di patologia in atto. Esistono però falsi positivi e negativi ed è per questo motivo che si procede a ulteriori esami come ecografia e angiotac.

Una volta avuta la diagnosi che si fa?

La terapia definitiva dello shunt portosistemico è la chirurgia.

Con la legatura del vaso anomalo, opzione fattibile solamente se il circolo venoso portale intraepatico è in grado di sopportare il giusto flusso ematico. Si tratta di un intervento particolare e difficoltoso, da fare in una grossa clinica con servizio di terapia intensiva o degenza postoperatoria.

La chirurgia deve essere fatta da un chirurgo esperto che andrà a chiudere parzialmente il vaso anomalo così da dare il tempo ai vasi del fegato, che nei pazienti con shunt sono atrofici causa inutilizzo, di adattarsi all’aumento del flusso sanguigno.

Il postoperatorio, una fase delicata:

Finito l’intervento il paziente non è ancora fuori pericolo. In una bassa percentuale di casi si possono sviluppare crisi epilettiche violentissime nelle 24-48 h post intervento che portano a morte il paziente.

La legatura che fa il chirurgo (una legatura particolare di cellophan o anello ameroide) attorno al vaso è progettata per chiudere il vaso molto gradualmente. Questo periodo purtroppo è molto variabile, a volte capita  che il vaso si chiuda troppo in fretta e in questo caso si potrebbe avere ascite, edema pancreas, fino a morte dell’animale.

Il tempo ideale sarebbe da 1 a 3  mesi post operatori in cui il vaso anomalo continuerà ad occludersi grazie alla reazione infiammatoria che provoca la legatura chirurgica e nella maggior parte dei casi si arriverà alla sua completa chiusura. In alcuni casi più essere necessario ricorrere ad un ulteriore intervento, in altri la normale circolazione diretta al fegato non sarà in grado di supportare tutto il flusso sanguigno proveniente dall’intestino e resterà comunque una certa quantità di sangue che entrerà nella circolazione sistemica senza passare dal filtro epatico.

Nell’immediato periodo post operatorio gli animali necessitano un attento monitoraggio e quindi devono essere ospedalizzati in centri attrezzati con mezzi e personale competente nella gestione di questi casi.
Una volta dimessi verranno programmati alcuni controlli ematici ed ecografici per monitorare la progressione post operatoria.

 

 

La terapia medica e alimentare!

E’ solamente un palliativo, a lungo termine se non si effettua la chirurgia la situazione peggiorerà. La terapia alimentare viene comunque effettuata prima dell’intervento per stabilizzare il paziente e portarlo alla chirurgia nelle migliori condizioni possibili! La dieta prevede una restrizione proteica, meglio proteine vegetali o i latticini; si somministra lattulosio per ridurre l’assorbimento delle sostanze tossiche e  si sostiene la flora intestinale con terapie di sostegno.

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