Meningoencefalite nel cane! Parla lo specialista!

Cari proprietari oggi ho il grande onore di avere come ospite su Amica Veterinaria il Dott. Marco Bernardini che ci parlerà di meningoencefalite nel cane. Il collega per chi non lo conoscesse è diplomato al College Europeo di Medicina Veterinaria e dirige l’equipe di neurologia dell’Ospedale Veterinario I Portoni Rossi (Bologna). E’ inoltre Professore Associato all’Università di Medicina Veterinaria di Padova (Legnaro).

Dott. Marco Bernardini ci parlerà di meningoencefalite

Caro Marco, di cosa ci parli oggi?

Oggi ho pensato di parlarvi delle infiammazioni del sistema nervoso centrale.

I cani e i gatti possono essere colpiti da:

  • encefaliti (infiammazioni del cervello),
  • meningiti (infiammazioni delle meningi),
  • mieliti (infiammazioni del midollo spinale),
  • più frequentemente, da una combinazione di queste condizioni (meningoencefalomieliti).

Quali sono le cause della meningoencefalite?

 Le infiammazioni del sistema nervoso possono essere suddivise in due classi: infettive e non infettive. Le prime sono causate da microorganismi, quali virus, batteri, funghi e protozoi; a differenza di quanto avviene nell’uomo, le forme batteriche in particolare, e tutte le forme infettive in generale, non sono frequenti nel cane. Conseguentemente, la maggior parte delle meningoencefalomieliti sono di natura non infettiva e, non potendo essere identificato un agente responsabile, vengono classificate come “di origine sconosciuta” (MUO). Si ritiene che la maggior parte di esse abbia un’origine autoimmune, cioè legata all’anomala formazione di anticorpi che interagiscono con il sistema nervoso del paziente provocando una risposta infiammatoria. Nel gatto le forme infettive sono più frequenti che nel cane.

Quanto è grave?

Indipendentemente dalla loro estensione e da quali siano le parti del sistema nervoso coinvolte, i fenomeni infiammatori costituiscono una grave situazione che deve essere diagnosticata e trattata nel minor tempo possibile.

Ci sono delle predisposizioni di razza o di età?

 Per quanto una forma infiammatoria possa colpire il sistema nervoso di cani e gatti di qualsiasi razza ed età, alcuni soggetti sono più a rischio. I cani giovani e quelli affetti da gravi stati sistemici, quindi immunodepressi, sono più esposti. Inoltre alcune forme di infiammazioni non infettive sono registrate più frequentemente nei Carlini, Yorkshire terrier, Maltesi, Shih-Tzu, Pechinesi, ecc. e quindi devono essere particolarmente sospettate quando il paziente appartiene a una di queste razze.

razza maltese, soggetta a meningoencefalite

A quali sintomi devono prestare attenzione i proprietari?

 Le infiammazioni del sistema nervoso hanno un esordio spesso acuto o sub-acuto, per cui il soggetto colpito può passare da uno stato di benessere ad uno di malattia in poche ore o pochissimi giorni. Esordi più subdoli e diluiti nel tempo sono possibili, anche se meno frequenti. In assenza di terapia, le forme infiammatorie progrediscono rapidamente e possono evolvere in situazioni gravi, con rischi per la vita del paziente.

La sintomatologia è estremamente variabile, poiché dipende da quali e quante aree del sistema nervoso sono colpite. Possono manifestarsi:

  • deficit visivi,
  • alterazioni del comportamento e del livello di relazione con l’ambiente circostante,
  • deficit dei nervi che innervano la testa nelle sue varie parti,
  • crisi epilettiche,
  • alterazioni della deambulazione e della coordinazione, ecc.

Per questo motivo, la lista delle malattie che devono essere differenziate dagli stati infiammatori è spesso molto lunga e sono le caratteristiche evolutive del quadro clinico, più che i deficit neurologici in sé, che possono far nascere il sospetto di una forma infiammatoria.

Come si fa diagnosi di meningoencefalite?

Se l’infiammazione colpisce solo il sistema nervoso spesso sono assenti segni sistemici, per esempio: gli esami del sangue di base sono frequentemente nella norma. Non raramente può mancare anche un semplice rialzo febbrile. Conseguentemente non bisogna escludere una forma infiammatoria del sistema nervoso anche in caso di normalità dei primi rilievi clinici e di laboratorio.

Per la diagnosi è fondamentale ricorrere alla diagnostica per immagini avanzata (risonanza magnetica – RM) e all’esame del liquido cefalorachidiano, da effettuarsi in anestesia generale.

La RM permette di definire l’effettiva estensione del problema e quindi di evidenziare l’eventuale interessamento di aree, il cui coinvolgimento non era sospettabile dopo la visita. In più, possono essere riscontrate caratteristiche di immagine che aumentano i sospetti verso forme particolari di infiammazione, quali quelle necrotizzanti e quelle granulomatose. Per ultimo, la RM può evidenziare situazioni di sofferenza cerebrale, quali spostamenti di aree cerebrali dalle sedi abituali per lo sviluppo di imponenti stati edematosi; questa evenienza può costituire un pericolo per la vita del paziente da fronteggiare con immediata terapia medica e può aumentare i rischi relativi al prelievo del liquido cefalorachidiano. Tuttavia, va ricordato che non sempre le infiammazioni del sistema nervoso sono visibili in RM.

 

 

Il prelievo di liquido cefalorachidiano è indispensabile? E’ pericoloso?

L’esame del liquido cefalorachidiano è indispensabile per la diagnosi di una malattia infiammatoria. Seppure il suo prelievo non sia esente da rischi, in quanto è effettuato con la cosiddetta “puntura spinale”, le informazioni che può dare sono fondamentali per istituire rapidamente il corretto protocollo terapeutico. E’ infatti l’esame del liquido cefalorachidiano che dà informazioni sulla tipologia di cellule presenti e orienta verso il tipo di infiammazione. Inoltre, i test anticorpali o gli esami PCR per la ricerca di determinati agenti patogeni sono affidabili solo quando effettuati sul liquido cefalorachidiano, mentre lasciano spesso adito a dubbi o sono addirittura fuorvianti se effettuati a livello ematico. Purtroppo, terapie cortisoniche effettuate alla cieca prima dell’esame del liquido cefalorachidiano possono negativizzarlo, rendendo inutile il prelievo e privando il paziente di questo indispensabile ausilio diagnostico. È quindi caldamente consigliato, in caso di sospetto di meningoencefalite, procedere subito al prelievo senza prima effettuare alcuna forma di terapia antinfiammatoria.

Esiste una terapia per la meningoencefalite? Quali sono le possibilità di guarigione?

La terapia è fortemente condizionata dalla diagnosi. Le forme infettive, escluse quelle virali, vengono trattate con appositi farmaci e si può sperare nella guarigione, comunque non facile da conseguire. Per le forme autoimmuni sono previste terapie immunosoppressive che tengono sotto controllo per tempi più o meno lunghi la sintomatologia, arrivando raramente ad una guarigione vera e propria.

Conseguentemente, nel loro insieme le forme infiammatorie del sistema nervoso presentano una prognosi estremamente variabile, con guarigioni non frequenti e negli altri casi tempi di sopravvivenza estremamente variabili, da pochi giorni ad anni. Una diagnosi precoce e veloce permette di instaurare rapidamente la terapia corretta e aumenta i tempi di sopravvivenza.

Yorkshire terrier, altra razza predisposta alla meningoencefalite

Quindi in caso di sintomi neurologici (non necessariamente dovuti a patologia infiammatoria)  il tuo consiglio qual è?

Appoggiarsi a strutture ben organizzate, in cui lavorano neurologi e anestesisti preparati e d’esperienza, forniti di tutta l’attrezzatura necessaria per l’iter diagnostico e affiancati da una terapia intensiva pronta ad affrontare le forme più gravi è quindi di particolare importanza per aumentare le possibilità di sopravvivenza.

Bhè…che dire di più! Sei stato chiaro e gentilissimo come sempre! Grazie infinite  Marco da parte mia e di tutti i followers di Amica Veterinaria per queste preziose informazioni!

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