Linfoma nel cane e nel gatto: sintomi e prognosi!

Cari proprietari oggi voglio parlarvi di una neoplasia molto frequente in medicina veterinaria e che colpisce sia i cani che i gatti: il linfoma!

 Partiamo dalle basi in modo semplice e chiaro:

Suppongo che tutti voi sappiate che ognuno di noi (cani e gatti compresi) ha un sistema di difesa verso tutto ciò che proviene dall’esterno! Il nostro sistema di difesa viene chiamato sistema immunitario. Una grossa fetta del nostro sistema immunitario è rappresentato dai linfociti. I linfociti non sono altro che cellule soldato deputate al riconoscimento e distruzione di tutti gli agenti patogeni che penetrano nell’organismo. I linfociti sono raggruppati nei linfonodi e in alcuni visceri come milza, intestino, reni, cute. Insomma, un po’ ovunque. Se possiamo paragonare i linfociti ai poliziotti, possiamo immaginarli dislocati nell’organismo a formare dei posti di blocco per i patogeni.

 

Cos’è il linfoma?

Non è altro che la proliferazione neoplastica e maligna dei linfociti.

 Sentirete parlare a volte di linfoma tipo B o tipo T. E’ una distinzione basta sul tipo di linfocita che prolifera (i linfociti infatti sono divisi in due popolazioni B e T).

Esistono delle predisposizioni?

Il linfoma canino  è una delle neoplasie più frequenti nella specie canina, rappresentando l’80% dei tumori ematopoietici del cane. L’elevata frequenza in alcune razze suggerisce una predisposizione su base genetica, ma sono stati ipotizzati anche fattori ambientali inquinanti (alcuni erbicidi, esposizione a fumo di tabacco o campi magnetici), cause infettive e immunomediate.

Predisposizione di razza:

  • Boxer,
  • Basset Hound,
  • San Bernardo,
  • Scottish Terrier,
  • Bulldog,
  • Labrador e Golden Retrievers.

Più comune in cani di media età e negli anziani.

Esistono diverse forme di linfoma in base alla sua localizzazione:

− Multicentrica

E’ la forma più comune nel cane (85% dei casi) mentre è la più rara nel gatto.  Si localizza a livello dei linfonodi che appaiono ingrossati ma non dolenti. L’animale può apparire asintomatico ma in caso contrario si riscontra letargia, perdita di peso, anoressia o febbre.

− Mediastinica

Solo i linfonodi nel mediastino (all’interno del torace) sono aumentati di volume. Il linfoma mediastinico (5%) coinvolge i linfonodi del torace e occasionalmente il timo, solitamente in questo distretto è del tipo T e si associa a ipercalcemia.
I sintomi sono: tosse, dispnea, rigurgito, sindrome di Horner, sindrome precavale (copressione sulla vena cava con ristagno di liquidi su collo e testa), presenza di versamento chiloso o emorragico.

− Gastroenterica o alimentare

E’ la più diffusa nel gatto, coinvolge stomaco e intestino in forma di massa solitaria o diffusa che spesso evolve da una pregressa patologia infiammatoria cronica (ad esempio l’enterite linfoplasmacellulare) I sintomi clinici rilevabili possono essere: vomito, diarrea o difficoltà a defecare, dimagrimento, anoressia.

− Cutanea

E’ la forma più rara sia nel cane che nel gatto. La sintomatologia, prevalentemente cutanea si manifesta con aree alopeciche, depigmentazione, desquamazione, prurito ed eritema. L’evoluzione porta alla formazione di placche e croste con ulcerazioni. Si riconoscono due forme:
o Epiteliotropica di tipo T
o Non epiteliotropica di tipo B, molto più aggressiva e a rapida evoluzione che interessa il
derma; più comune nel gatto rispetto al cane.

− Extranodale

E’ la forma più rara (nel cane e nel gatto rispettivamente 4 e 5%) in molti casi si assiste al primario interessamento di un organo e, in un secondo tempo, alla diffusione in vari distretti.
Comprende il linfoma renale, oculare, nervoso, epatosplenico, intravascolare, nasale, tracheale,surrenale.

Nel caso del linfoma extranodale i sintomi variano in base all’organo colpito:

Abbiamo diverse forme:

  • nervosa: può essere intracranica, spinale o dei nervi periferici. I sintomi riscontrati sono atassia progressiva, paresi, deficit di propriocezione o crisi epilettiche, cecità. La forma cererale può anche associarsi ad alterazioni comportamentali o eccessiva irritabilità.
  • renale: è spesso concomitante a quella nervosa ma si differenzia per la comparsa di sintomi assai vaghi e aspecifici, quali cachessia, apatia, dimagrimento, inappetenza, ma anche vomito e disidratazione. Questi sintomi sono riferibili essenzialmente all’insufficienza renale. In questi pazienti spesso il veterinario con la palpazione riesce ad apprezzare entrambi i reni, solitamente duri ed aumentati di volume.
  • oculare:  è tra le extranodali la più frequente, tra i sintomi comuni ci sono: secrezione oculare sierosa ma anche mucosa o purulenta, uveite, gonfiore della zona orbitale, presenza di masse a livello orbitale (camera anteriore) o retrorbitale, distacco retinico, fotofobia;
  • nasale: che si presenta con sintomi molto simili ad una rinite, quindi con scolo nasale mono o bi-laterale, starnuti, difficoltà respiratorie, fino alle forme più avanzate con deformazione del profilo nasale.

Quanto può essere grave?

Difficile dirlo, diciamo che si può fare una previsione in base alla classificazione e al caso specifico:

Le classificazioni citologiche differenziano tre gradi di malignità Basso, Intermedio ed Elevato.

 Le classificazioni istopatologiche differenziano in cellule B e T.

La diagnosi è quasi sempre una brutta sorpresa:

Di solito portate il vostro animale in visita per un malessere generalizzato, o tosse, diarrea, vomito, lesioni cutanee…certo non siete preparati a una diagnosi del genere!

L’iter diagnostico   è imprescindibile da un esame clinico accurato dell’animale ed ha come finalità quella di attribuire un “nome e un cognome” alla malattia che ci troviamo di fronte. Per la grande varietà di sede anatomica e sintomatologia con cui il linfoma si presenta, la diagnosi non è né facile né immediata, e prevede, come primo step, l’esclusione di altre patologie, di natura degenerativa o infiammatoria (ad esempio linfoma intestinale vs enterite infiammatoria cronica). Il cardine fondamentale per ottenere una diagnosi di certezza è la valutazione istopatologica del tessuto in esame.

La stadiazione è sempre fondamentale!

Come abbiamo visto anche per altri tumori, la stadiazione è importante!

In concreto la stadiazione del linfoma prevede:

  • esami del sangue;
  • esame delle urine;
  • valutazione citologica/istologica del midollo osseo, dei linfonodi e organi coinvolti;
  • ecografia dell’addome;
  • radiografie del torace
  • tac

linfoma visto al microscopio

Spesso l’esame citopatologico, veloce e poco invasivo, permette la conferma della diagnosi di linfoma, sarà poi  necessario un esame istopatologico bioptico per capire se siamo di fronte a un B o un T.

La raccolta di queste informazioni permette di definire l’estensione della neoplasia, ed è indispensabile sia per elaborare un piano terapeutico che per definire una prognosi.

La stadiazione è divisa così:

  • Dal 1° al 3° stadio secondo il diverso coinvolgimento linfonodale.
  • 4° stadio se esiste un coinvolgimento epatico e/o splenico.
  • 5° stadio se è presente una diffusone midollare, ematica e/o di altri organi.

L’insieme di tutte le informazioni raccolte sono indispensabili per la prognosi e per pianificare un protocollo chemioterapico mirato.

Se vi hanno fatto diagnosi di linfoma esiste una terapia? quanto è efficace?

In assenza di trattamento, purtroppo la maggior parte dei cani e gatti non supera le 4-8 settimane di vita.

La scelta terapeutica dipende da numerosi fattori. La prima scelta è rappresentata dalla chemioterapia.

I protocolli terapeutici sono molteplici eprevedono un approccio di tipo monochemioterapico e uno polichemioterapico.

Importante: Scopo della chemioterapia è di indurre una remissione temporanea ma duratura della malattia e in caso di recidiva, essere in grado di re-indurla.

La terapia viene basata sulla presenza di linfociti B (70 % circa dei casi) oppure linfociti T in base all’immunofenotipo. Nel primo caso il linfoma solitamente progredisce rapidamente ma è più sensibile al trattamento chemioterapico. Il linfoma a cellule T invece generalmente progredisce più lentamente e risponde poco al trattamento chemioterapico (più basso tasso di risposta completa, remissione più breve).

 

Scelta del protocollo chemioterapico:

Dipende dall’aggressività della neoplasia; ad esempio, linfomi meno aggressivi, soprattutto a localizzazione intestinale, possono essere trattati con somministrazioni di clorambucile (e prednisone) o, in alternativa, lomustina o ciclofosfamide. I chemioterapici sopra citati sono sotto forma di compresse, la cui somministrazione è, il più delle volte, gestibile a casa dal proprietario (con opportune accortezze), senza un grande impegno economico o logistico.

Nei linfomi più aggressivi (ad alto grado), si prediligono trattamenti in polichemioterapia, ossia l‘utilizzo di più chemioterapici, somministrati per via endovenosa, con opportuni intervalli liberi da trattamento. Questi protocolli permettono di ottenere remissioni più rapide e per periodi di tempo maggiori. Ogni chemioterapico, soprattutto nei protocolli combinati e somministrati per via endovenosa, può far comparire degli effetti collaterali, per cui l’impiego di questi farmaci richiede un attento e costante monitoraggio che prevede uno scrupoloso esame clinico prima di ogni somministrazione e costanti esami del sangue per garantire, qualora sia necessario, un supporto adeguato al paziente oncologico, sia di tipo farmacologico(ad esempio farmaci antinausea) che nutrizionale.

Numerosi studi hanno evidenziato tempi di remissione di 5 fino ad otto mesi, con un 30% dei pazienti che superano un anno.

Ultimamente esiste anche una terapia innovativa che vi cito per dovere di cronaca su cani con linfoma B di qualunque sottotipo e stadio clinico, che prevedeva l‘utilizzo di immunoterapia associata alla chemioterapia tradizionale (chemioimmunoterapia).

Qual’è il tempo di sopravvivenza?

Ok, ci siete, avete fatto tutto, adesso siete preoccupati per la prognosi che può avere il vostro amico!

Purtroppo è veramente difficile dare una risposta esatta.

La prognosi é condizionata da molteplici fattori quali la classe di appartenenza del linfoma, la sua diversa sensibilità ai chemioterapici e la stadiazione del paziente.

Posso darvi alcuni riferimanti però:

La presenza di segni clinici al momento della diagnosi e l’ipercalcemia sono fattori prognostici negativi e possono ridurre drasticamente le prospettive di vita dell’animale. I linfomi extranodali possono rispondere meno alla chemioterapia ed essere associati a prognosi peggiore (5-6 mesi).

Nella maggior parte dei lavori segnalati in letteratura, la sopravvivenza media dopo chemioterapia è di circa 12 mesi con remissione completa e/o parziale che si aggira intorno ai 6-8 mesi. Nei linfomi tipo B in stadio 1-2-3 la prognosi è tendenzialmente favorevole con lunghi tempi di sopravvivenza (> 2 anni). In fase più avanzata, tuttavia, anche i linfomi B hanno comportamento biologico aggressivo e tendono a rispondere poco alla chemioterapia tradizionale.

Il linfoma T ha prognosi peggiore.

Purtoppo in oncologia le certezze scarseggiano. Quando intraprendete il percorso terapeutico dovete essere coscienti di questo!

E il linfoma felino?

E’ molto frequente e rappresenta infatti più del 50% dei tumori in questa specie.

gatti giovani tendono a sviluppare la forma chiamata “multicentrica” (colpisce linfonodi e a volte gli organi addominali e/o midollo), o la forma “mediastinica” (torace). I gatti adulti/anziani invece presentano più frequentemente la forma chiamata “alimentare”, cioè che nasce a livello gastro-intestinale o la forma cutanea (rara), a livello della cute. Ci sono poi delle forme più rare che sono ben localizzate (definite “extranodali”) e che colpiscono il sistema nervoso centrale, l’occhio, il rene e le cavità nasali.

La comparsa della neoplasia è spesso associata al virus della leucemia felina (FELV) e al virus dell’immunodeficienza felina(FIV), ossia gatti con queste malattie infettive sono maggiormente predisposti a sviluppare forme tumorali come il linfoma. In passato il 70 per cento dei linfomi era riscontrato in gatti FELV positivi, che sviluppavano la malattia in età più precoce (l’età media di diagnosi era 4-6 anni); ma negli ultimi 15-20 anni la tendenza è fortemente diminuita per l’attuazione più scrupolosa dei piani vaccinali grazie a cui l’età media d’insorgenza si è alzata ai 9-10 anni d’età.

Esiste inoltre una predisposizione in alcune razze, cioè nella razza siamese e orientale. Tra i fattori di rischio, anche se meno importanti rispetto al cane, è emersa di recente un’associazione tra l’esposizione al fumo di tabacco e lo sviluppo della forma intestinale del linfoma felino.

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