Lacrimazione nel cane e nel gatto! Parla lo specialista!

Cari proprietari oggi affrontiamo con il collega Mario Vergara una problematica molto comune: la lacrimazione nel cane e nel gatto.

Il Dott. Mario Vergara si occupa di oculistica dal 1996, lavora come freelance in varie struttura del Centro Italia.

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Dott. Mario Vergara

Ciao Mario, è un piacere averti ospite su Amica Veterinaria….

Il piacere è tutto mio, e ti ringrazio per avermi dedicato questo spazio.

Quando la lacrimazione è da considerare patologica e deve essere indagata?

Partiamo dal presupposto che una lacrimazione è considerata “normale” quando il cosiddetto Test di Shirmer è di 15 mm nell’arco di un minuto. Il test consiste nell’inserimento di una cartina apposita nel sacco congiuntivale della palpebra inferiore. Questa cartina va tenuta in sede e, dopo un minuto, si valuta la quantità, in millimetri, di carta bagnata.

La presenza di un occhio bagnato, e quindi di lacrime che fuoriescono dall’occhio, bagnando la zona sottostante, può dipendere da due fattori:

  • una diminuzione dell’eliminazione attraverso i fori lacrimali (epifora),
  • oppure una aumentata produzione di lacrime (iperlacrimazione).

Una attenta visita oculistica avrà prima di tutto lo scopo di discernere tra le due situazioni.

Oltre alla “quantità” della lacrima, ultimamente si sta ponendo sempre più l’attenzione alla “qualità” della stessa: il giusto equilibrio tra le sue componenti (mucinica, lipidica e acquosa) fa sì che tutte le sue funzioni vengano rispettate, e quindi il benessere dell’occhio.

Che cosa si intende per lacrimazione eccessiva?

La lacrimazione eccessiva è il sintomo comune del 90% delle alterazioni oculari, in quanto è il primo meccanismo di difesa dell’occhio nel tentativo di ridurre l’attività irritante. Viene normalmente considerata “eccessiva” quando fuoriesce dal sacco congiuntivale, bagnando le palpebre, specialmente quelle inferiori.

Esiste una predisposizione di razza?

Certamente, molte razze soffrono di alterazione del film lacrimale, sia in eccesso che in difetto, per varie motivazioni.

Quando è necessaria una visita oculistica?

Ogni qualvolta si noti una anomalia della colorazione dell’occhio, oppure un fastidio o anche solo un ammiccamento più frequente, è utile una visita. Molto meglio sentirsi dire che è tutto nella norma, piuttosto che arrivare troppo tardi. Sarà poi il Veterinario curante a decidere se è necessaria una visita specialistica.

La terapia alla cieca con colliri di vario genere può essere controproducente?

Lo è nella maggioranza dei casi !!  Purtroppo ogni caso è a sé e di conseguenza la terapia va scelta sempre in seguito ad una visita di un Medico Veterinario.

Quali patologie possono nascondersi dietro la lacrimazione eccessiva?

Come già detto, l’iperlacrimazione è il primo sintomo della maggior parte delle patologie oculari, pensiamo anche solo per un attimo a cosa ci accade quando un granello di sabbia, o una cilia, entra a contatto con la cornea … la prima cosa che facciamo è … lacrimare !!

Ci puoi fare un esempio di patologie comuni in alcune razze che portano ad avere lacrimazione cronica?

Esistono delle alterazioni che provocano la fuoriuscita delle lacrime dal sacco congiuntivale, penso ad esempio alla “trichiasi del canto mediale”, e cioè la presenza di minuscoli peli che originano dal punto più interno della giunzione tra la palpebra superiore e la palpebra inferiore (caruncola). Tale alterazione è frequente nei barboncini e razze analoghe, e fa si che l’occhio risulti perennemente “macchiato”.

Naturalmente  quando si parla di alterazione della produzione lacrimale deve essere presa in considerazione anche una sua riduzione, che provoca la cosiddetta KCS (Cheratocongiuntivite secca). Questa è una patologia frequente in molte razze brachicefale (a muso schiacciato) e considerata ereditaria nello York Shire Terrier e nel West Hightland White Terrier. L’occhio accumula grandi quantità di muco e, nel tempo, la cornea va incontro a vascolarizzazione e pigmentazione.

lacrimazione da cheratocongiuntivite secca.
cheratocongiuntivite secca

Che test dovrà eseguire l’oculista per fare diagnosi?

Una visita oculistica completa deve prevedere una serie di tests che dovranno essere eseguiti tutti e anche nella giusta sequenza. Il mancato rispetto della stessa potrebbe rendere non interpretabile il risultato. La misurazione della quantità di lacrime prodotte (test di Shirmer) deve essere necessariamente il primo test da eseguire, questo perché qualsiasi manipolazione dell’occhio, anche solo luminosa, determina un aumento della produzione riflessa di lacrime, e ciò altererebbe la valutazione oggettiva.

La valutazione delle vie ottiche, che comprende il PLR (riflesso pupillare alla luce), il riflesso all’abbagliamento e la reazione alla minaccia, deve essere assolutamente eseguita con animale non sedato, pena la non interpretabilità dei risultati.

Altro esempio è la colorazione con la fluoresceina, colorante utilizzato per evidenziare eventuali ulcere corneali: tale esame va effettuato alla fine della visita completa dell’occhio, perché in caso di positività, la colorazione non permetterebbe una corretta visualizzazione delle strutture alle spalle dell’ulcera stessa.

 

 

lacrimazione
Test con fluoresceina

 

Quindi molti test sono specialistici ed è necessaria una strumentazione particolare per fare diagnosi?

Naturalmente oltre alla cronologia dei test da eseguire, è necessario avere degli strumenti specialistici dedicati all’oftalmologia, senza i quali non è possibile effettuare una corretta diagnosi. Penso alla Lampada a Fessura, strumento che consente un ingrandimento da 10 a 16 volte sotto una adeguata fonte luminosa. Con tale strumento è possibile, grazie ad una lama di luce ed in ambiente buio, effettuare una sorta di “spaccato” dell’occhio, riuscendo così ad identificare e localizzare precisamente eventuali difetti ed opacità della zona anteriore dell’occhio: dalla cornea al cristallino.

Altri strumenti indispensabili sono il tonometro, che ci consente di valutare la pressione all’interno dell’occhio, ed un oftalmoscopio, con il quale possiamo guardare la retina ed il nervo ottico.

E’ normale che poi esistano una serie di altre strumentazioni sempre più specialistiche per particolari patologie, che di volta in volta potranno affiancarci per una diagnosi definitiva.

Una volta fatta diagnosi cosa farà l’oculista?

L’accurata diagnosi farà si che anche la terapia sia quanto più accurata possibile, ed ogni caso sarà peculiare. La scelta deve prevedere un giusto equilibrio: meno farmaci possibili per la miglior risposta possibile.

Stimolanti della lacrimazione, lacrime artificiali, antinfiammatori, antibiotici, dilatatori pupillari, antiglaucomatosi … sono solo alcuni dei farmaci di cui potremo aver bisogno, ma per ogni classe avremo varie molecole con caratteristiche differenti, che dovranno essere perfettamente conosciute ed adoperate con oculatezza nel singolo soggetto in questione.

Spesso il primo presidio terapeutico necessario è il Collare Elisabetta, anche se è sempre quello più difficile da far accettare a molti proprietari eh eh eh !!  Il mancato strofinìo è la prima terapia da adottare !!

 

Bene Mario, ti ringrazio infinitamente per questa intervista altamente specialistica. Credo proprio che i lettori di Amica Veterinaria avranno finalmente le idee più chiare su questo argomento!

 

 

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